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VALERIA ROSSI RICOMINCIA DA TRE/INTERVISTA

A venticinque anni dalla pluripremiata “Tre parole” Valeria Rossi è tornata in auge con un nuovo singolo che preannuncia nuovi percorsi evolutivi

di Davide Iannuzzi

Tre parole possono bastare per entrare nella storia. Nell’estate del 2001 Valeria Rossi faceva il suo ingresso sulla scena della canzone italiana con il suo outfit discreto e l’energia prorompente di una bellezza naturale e mediterranea, così come serpeggiavano su di lei le definizioni attraverso i forum popolari. Fin da subito “Tre parole” era destinata a lasciare un segno inaspettato e di lunga durata con la conquista della vetta nella classifica dei singoli, fino a collezionare un disco d’oro e due di platino. Altrettanto differito sarebbe però stato il periodo che da allora l’avrebbe tenuta lontana dalle luci della ribalta, fino a luglio 2026 quando dopo un quarto di secolo la cantautrice nata a Tripoli e cresciuta a Mentana di Roma sarebbe tornata con la stessa energia e la stessa voglia di aggiungere ancora qualche parola da dire, per accendere ancora il ballo popolare e l’emozione. “Rivedendo te” è il nuovo singolo pubblicato il 3 luglio che celebra il ritorno di fiamma alla musica, premiata attività che nel frattempo aveva fatto posto ad altri ambiti della vita professionale come l’esercizio terapeutico. Ancora il tre è il numero perfetto, come gli autori del brano che includono oltre la stessa Valeria Rossi, Salvo Saverio D’Angelo (SSD project) e il giovane cantautore Marco Mugavero in arte Vima. Ritmi esotici per un testo che tra nostalgia e buoni sentimenti celebra il recupero delle emozioni primarie. Mediafrequenza ha incontrato i tre artisti per raccontare la dinamica di un ritorno, quello di Valeria Rossi e la chimica di un auspicato lungo cammino.

Valeria Rossi

Come è nata questa lega appunto tra SSD Project, Valeria Rossi e Vima?

(Valeria Rossi) Bella questa definizione che hai dato della lega, mi è piaciuta molto. Nel senso che mi ha fatto riflettere su cos’è che ci accomuna. Sono tanti i motivi, ma poi c’è anche dell’imponderabile, nel senso che accadono incroci nella vita che avendo un po’ di antenne,uno riesce a cogliere, oppure no. Il progetto non è nato a tavolino ma molto spontaneamente. Non è stata un’operazione commerciale.

Un’evoluzione piuttosto ponderata considerando che Valeria Rossi è assente dalle scene da 25 anni. C’è un momento nella vita in cui si accende quella luce e dice ok, è il momento del ritorno alle scene…

(Valeria Rossi) E’ un po’ il dilemma dell’uovo e la gallina su chi sia nato prima, nel senso che è nata la condivisione che ha acceso la scintilla. È proprio la condivisione il valore fondante di questa operazione, nel senso che abbiamo iniziato un lavoro di scrittura con Vima, tra l’altro incontrandoci e conoscendoci in un altro settore che è quello del sociale, perché noi siamo due esperti diciamo di relazioni d’aiuto. Vima è uno psicologo, io sono una counselor, e quindi tutto nasce così.

E da lì, avendo una base che uno trova prima il terreno edificabile e può dire: ok posso edificare.

Vima

Parliamo adesso del singolo, “Rivedendo te” che è uscito il 3 luglio, quindi in piena estate. Un brano a firma congiunta a tre. Qual è stato l’elemento che ha creato l’alchimia?

(Vima) L’alchimia di scrittura e intuizione si è creata avendo per prima ascoltato la musica di Salvo. Lo definisco progetto perché comunque abbiamo in cantiere altre cose, però è l’inizio, è il primo tassello di qualcosa che speriamo continui, anche perché i presupposti ci sono. A livello animico ci siamo incrociati. Sotto il punto di vista musicale io, come anche Valeria, abbiamo dei gusti molto simili. Una parte di noi è abbastanza dancereccia. Sono un bambino degli anni novanta, quindi la Italo-dance l’ho presa in pieno. E quelle sonorità poi me le sono portate dietro. Siccome fondamentalmente mi definisco un cantautore, c’era la possibilità di contribuire alla scrittura di questo brano. E quindi sentirsi appartenere a questo brano e non solo prestando la voce, ma esercitando le proprie capacità di scrittura. E da lì ho detto ok, perfetto, sposo in pieno il progetto. Era il periodo primaverile, quindi avevamo già nell’aria il caldo anticipato, la mezza manica e si cominciava a desiderare l’estate, che che poi è stata caldissima, quindi forse è meglio il pre-estate che l’estate stessa. Ma questo brano ha fatto sì che anche quest’estate sia stata memorabile, perché poi alla fine è andata anche oltre le aspettative di quello che avevamo in testa. Era semplicemente un modo per far collaborare tre teste che avevano gusti simili e velleità che potevano combaciare nonostante le diverse origini di ognuno di noi, perché Salvo viene dalla dance. Insomma, forse Valeria e io abbiamo qualcosa in più in comune, però ci sposavamo benissimo con la visione di Salvo e l’abbiamo appoggiata in pieno.

(Valeria) Anche perché in realtà la parte musicale è uno dei tasselli di tutto il mosaico, almeno per quanto riguarda ovviamente me, perché andava proprio a sottolineare un anniversario, il festeggiamento dei 25 anni di Tre Parole. Per cui l’ho vissuta anche con questo asset.

(Vima) Sì, ma avevamo anche altri brani ed eravamo in un periodo in cui Valeria e io stavamo cercando la canzone giusta che magari potesse scardinare come testa d’ariete. Quindi è il singolo è arrivato come una manna dal cielo che ci permetteva davvero una totale condivisione per il ritorno di Valeria. Quindi è stato magico, è stata una sincronicità, è accaduta nel momento in cui doveva accadere.

A proposito di questi 25 anni Valeria cosa resta di quelle tre parole, cuore, sole e amore? Sono ancora queste quelle che sceglieresti in questo 2026?

(Valeria) Guarda, in realtà io sono con una lettura della vita molto dinamica, nel senso che adesso c’è un’evoluzione di quelle tre parole che sono altamente simboliche, però non sono mai state proprio le mie tre parole. Sono portatrici di grande significato, di sole che scalda e illumina, di amore che connette, di cuore che ha un’intelligenza divergente.

“Rivedendo te” è un testo che forse recupera anche un certo sapore nostalgico, richiama i ricordi in qualche modo…

(Valeria) Sì, anche i ricordi di altre dimensioni. Pensa che del testo iniziale è rimasto soltanto “pupilla e iride”, la riga precedente era Iside Osiride, proprio perché c’è questa successione onirica, collettiva, arcaica, ancestrale, che sì, fa molto parte del mio immaginario. E’ fin troppo facile dare una letteratura speciale e liquidarlo come un pezzo dance, in realtà per me era molto importante che il testo ci appartenesse, che ci risuonasse, che potesse raccontare qualcosa a chi avesse visto.

È un testo condiviso con la collettività, se penso anche a questo flash mob di 300 ballerini, che hanno poi invaso la piazza di Poggio Mirteto nella realizzazione del videoclip…

(Valeria) Sì, sì, però ci vuole quì una nota di merito, perché è veramente stato commovente, si sono tutti messi a disposizione dalla proprietaria della gelateria, della casa. Poi il sindaco, gli assessori, le scuole di ballo…

Come è nato e In quanto tempo avete girato il videoclip?

(Valeria) Abbiamo qui con noi il regista Marco Spinocchio

(Mario Spinocchio) Devo essere onesto, c’è stata una lunghissima preparazione per poi girarlo tutto in una giornata.

Salvo Saverio D’Angelo

Parliamo di melodia e arrangiamenti: Salvo, sei tu che ti sei occupato della musica?

(Salvo) Sì. Peraltro era proprio il periodo marzo-aprile mentre stavo lavorando a nuove produzioni quando è saltata fuori questa, che era un po’ diversa da quello che generalmente faccio, e stavo li per lì per scartarla. Poi ho detto; questa canzone è gioiosa, è allegra, è solare, sarebbe un peccato. Mi son detto; beh, se Valeria la fa… Io già conoscevo Valeria, e così gliela mandai. E Valeria appunto accettò di farla. All’inizio il testo era diverso. Anzi, si chiamava Vedendo te. Poi l’abbiamo revisionata a “Rivedendo te”.

il brano nasce più da un’intuizione ritmica o melodica?

(Salvo) Ah, beh, nasce senza un’intuizione, perché è andata così all’improvviso, senza che io me l’aspettassi. Comunque è ritmica.

Ok. E questo spiega i passi di danza che vediamo costantemente nel video…

(Salvo) Sì, anche perché abbiamo avuto il bravissimo coreografo Maurizio Serafini, appunto, di Poggio Mirteto, e lo stylyng di Valeria firmato da Erasmo Fiorentino.

Valeria , quanti “no” hai dato in questi 25 anni ad autori e produttori che hanno provato a farti tornare?

(Valeria) Molti, sempre, perché è difficilissimo che ci sia il match perfetto che ti rappresenti. Ma anche allo stesso Salvo, che mi aveva già proposto un’altra cosa l’anno prima, però non aveva attecchito. E invece questa volta ho ascoltato e ho detto: questa canzone ha qualcosa.

Valeria tu appartieni a un genere, diciamo, leggero, spesso definito tormentone. Ma anche nel tormentone o nel brano leggero, estivo, esotico, esiste una qualità di ascolto, prima ancora che di esecuzione. Ecco, tu come consideri le etichette che spesso vengono affibbiate in maniera anche molto frettolosamente sui generi?

(Valeria) Malissimo. Sono super polemica rispetto alle definizioni. Sono una relativista totale, mi piace il paradigma della complessità, per cui la definizione ovviamente non può che starmi strettissima, anche perché non ho mai fatto niente a tavolino. Ma poi soprattutto tormentone è una definizione che ha un’accezione comunque negativa. Ci sono sempre state le hit estive come “I Watussi” e nessuno ha mai pensato di chiamarla tormentone. Mi sembra un degrado linguistico , una scorciatoia, una affibbiazione gratuita. Prima mandavo giù, adesso veramente no, non lo tollero.

Salvo esiste una qualità che si chiama sintesi nella musica, cioè la capacità di arrivare al cuore, al cervello delle persone anche con solo le tre parole, potrebbero essere tre note, tre accordi, tre passaggi ritmici. Qual è il segreto per fare centro al primo colpo?

(Salvo) Guarda, non c’è un segreto, una ricetta

(Valeria) Il segreto è attraversare questo tipo di esperienza, anche non dormire notti, scontrarsi, fare un po’ di processazione dell’esperienza, questo è il segreto. E’ un’esperienza empirica. C’è la ricerca di suoni, di pensieri, di idee… Sì, c’è la ricerca dentro di sé, la ricerca è costante, secondo me il segreto è questo, a livelli crescenti di consapevolezza, ovviamente.

(Vima ) Eh, quello che dico io sempre, comunque alla base ci deve essere il buon gusto, quello purtroppo a volte lo si acquisisce, a volte lo si ha, però è una prerogativa.

Questo singolo è anche propedeutico, come si diceva prima, ad un progetto più esteso…

C’è in programma l’uscita di un EP?

(Salvo) Allora, sì e no, nel senso, sì, io come SSD Project, con un altro progetto che già era in essere prima di iniziare questo percorso con Valeria e Vima. Con Valeria e Vima stiamo lavorando ad un altro progetto, sempre condiviso, però per adesso non possiamo dirvi niente, in realtà.

E Valeria, quindi il tuo ritorno possiamo ritenerlo stabile?

(Valeria) Sulla stabilità di Valeria Rossi, punto, io direi. No, scherzo. In realtà ci sono diverse traiettorie, anche perché lavoriamo su altri progetti e il tentativo è quello di tenere insieme le cose, nel senso che io lavoro anche in un progetto di promozione sociale attraverso il mondo vegetale, il mondo vibrazionale, che si chiama VoicePlant. Per cui sì, diciamo che adesso, almeno per quanto mi riguarda, mi posso concedere il lusso di fare anche delle cose non necessariamente canoniche, quelle che ci si aspetterebbe da noi stessi di fare. Secondo me è anche un periodo in cui, diciamo che la personalizzazione paga.

Abbiamo parlato comunque di esperienze condivise nella scrittura, nella genesi di un pezzo, ma ne parliamo in un momento storico in cui c’è questa cavalcata tecnologica dell’ AI che sta spersonalizzando il mondo, non solo della musica, ma in generale dei rapporti umani, di cui la musica forse ne è anche una delle massime espressioni. Come osservate questo fenomeno in forte ascesa e qual è il modo, dal vostro punto di vista, di prendere le giuste difese?

(Valeria) Sicuramente è giusto che ci si tuteli, io vedo che c’è la l’avvocatura in grande fermento rispetto a questa tematica. La spersonalizzazione? Secondo me questa è una di quelle situazioni di pressione e di compressione che richiederà una maggiore personalizzazione, nel caso tu sia già spersonalizzato l’AI bloccarti di più, se sei invece molto personalizzato potrebbe anche agevolare nuovi processi. Un’esperienza individuale.

(Vima) Sì, sì, considero anch’io la constatazione di Valeria ottima, anche perché credo che a maggior ragione serva, appunto, la personalizzazione e la ricerca in questo senso e mantenerla. E c’è stata, diciamo, finora c’è stata, però va intensificata.

Invece parliamo un pochino di live. Avremo modo di vedervi su un palcoscenico, da qualche parte, in concerto?

(Salvo) Stiamo lavorando, come dicevamo prima, anche a questo, a dei live che, appunto, celebrano il 25esimo di Tre Parole.

(Valeria) Stiamo cercando, ovviamente, un codice anche in questo, perché sia in sincronia con la molla, con la spinta che c’è dietro. Anche in questa direzione stiamo cercando una chiave che corrisponda un po’ a tutti i profili. Non è facilissimo, ma ci riusciremo. Forse, e perchè no grazie anche all’AI. “Ah! Ah! Ah!

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