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DA SCHOPENHAUER AL ROCK, L’ENERGIA DE “IL SOCIO UNICO”/INTERVISTA

La band racconta in un’intervista esclusiva l’origine e l’evoluzione dell’originalissima “Muoviti”, il nuovo singolo disponibile in tutte le piattaforme dal 28 gennaio

In un panorama musicale spesso dominato dall’effimero, Il Socio Unico si distingue per un approccio che fonde l’artigianalità sonora della registrazione in presa diretta con una profonda riflessione filosofica. Attraverso il nuovo singolo “Muoviti”, il progetto scuote le coscienze contro l’isolamento dei social network, invitando a riscoprire un contatto umano autentico e positivo.

Dalle registrazioni storiche presso lo Zen Arcade di Cesare Basile alle influenze che spaziano da Schopenhauer a Phoebe Bridgers, l’intervista che segue esplora l’universo del gruppo: un viaggio tra “musica delle sfere”, sogni privati custoditi nel covo siciliano “The Cat and the Fiddler” e le tappe di un 2026 che si preannuncia ricco di novità.

Il nuovo singolo “Muoviti” sembra voler scuotere le coscienze in un’epoca di isolamento digitale. Qual è il messaggio profondo che volete comunicare con questo brano e come si lega alla filosofia di due secoli fa che citate?

Se ascoltiamo il brano come un dialogo, emerge una sorta di confronto tra strofe e ritornelli, che richiama una dinamica molto contemporanea. L’uso eccessivo o inappropriato dei social può trasformarsi in isolamento, portando molti a reagire quasi da misantropi. Il messaggio del brano, quindi, è proprio “Muoviti”: invitare a liberarsi da quella visione distorta dei rapporti sociali e ritrovare un contatto più positivo con gli altri.

Sappiamo che la vostra ispirazione nasce spesso da frammenti di vita quotidiana altrui. Come riuscite a trasformare un istante comune in una riflessione filosofica più ampia nelle vostre produzioni?

Ogni istante è unico; in realtà, nulla è veramente comune. Osservando e ascoltando soprattutto noi stessi, riusciamo a comprendere meglio gli altri. La riflessione nasce quasi in maniera naturale, come conseguenza. Quando si ha un’opportunità come la nostra di esprimere qualcosa, la si coglie senza sprecarla.

Avete scelto lo Zen Arcade di Cesare Basile per un suono “vero” e registrate spesso in presa diretta: facendo un salto indietro, come è nata l’esigenza di questo approccio artigianale e quando la musica è diventata per voi questa forma di mediazione tra uomo e divino?

Credo che siamo stati tra gli ultimi progetti a registrare lì dentro, e arrivare appena in tempo è stata per noi una grande fortuna. Sapere di aver inciso nello stesso spazio in cui hanno lavorato artisti come Alessandro Fiori o Cesare Basile ci lusinga molto. Non siamo stati noi a stabilire che la musica sia una forma di mediazione, ma è un concetto che affonda radici profonde: già Pitagora parlava della musica come riflesso dell’armonia matematica del cosmo, la cosiddetta “musica delle sfere”, capace di mettere l’uomo in sintonia con l’ordine universale. E anche Arthur Schopenhauer definiva la musica l’arte più metafisica, perché in grado di esprimere direttamente l’essenza profonda della realtà.

Tra il vostro “covo” siciliano (The Cat and the Fiddler) e le collaborazioni con nomi come Guido Andreani, quali sono i prossimi sogni nel cassetto? C’è un album all’orizzonte che raccolga tutte le tracce ancora inedite?

La “The Cat” è un luogo segreto e sicuro, e i sogni, del resto, non si raccontano: restano privati. Quando tieni un sogno per te, lo visualizzi spesso e ci lavori dentro mentalmente. Condividerlo troppo presto rischierebbe di far svanire la spinta e la motivazione necessarie per realizzarlo. Un album? Chissà…

Avete citato artisti distanti come Pete Seeger e Phoebe Bridgers definendoli “punti di vista” più che modelli. In che modo queste prospettive così diverse hanno plasmato la crescita e l’identità sonora de Il Socio Unico?

Ascoltare è un modo molto intelligente per imparare: sentiamo molta musica, ma in realtà ne ascoltiamo troppo poca davvero. Se lo facessimo sul serio, probabilmente scarteremmo il 90% di ciò che passa ogni giorno alla radio. Gli artisti che abbiamo citato sono così distanti tra loro che diventa naturale trovare uno spazio intermedio; miscelandoli con cura, emerge qualcosa di originale. Ascoltare musica così diversa permette di superare i confini dei generi e di crearne di nuovi.

Guardando al calendario dei prossimi mesi, tra l’omaggio a Battiato e il nuovo inedito “Houston Abbiamo un Problema”, quali sono le tappe fondamentali del vostro 2026?

Pubblicare le due canzoni che hai citato fa parte del nostro piano d’azione per il 2026. Siamo già proiettati verso l’estate e stiamo lavorando a qualche idea “da occhiali da sole”, pronta per accompagnare la stagione.

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