Dal 9 gennaio 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “Oleandri”, il suo primo album. Ne parla l’artista nell’intervista esclusiva

Con il suo disco d’esordio, Alberto Conti firma un lavoro intimo e diretto, capace di raccontare le fragilità emotive senza filtri né protezioni. Un album che nasce nei tempi sospesi dell’attesa, quando qualcosa sta per cambiare ma non è ancora chiaro in che direzione, e che trasforma quell’incertezza in racconto condiviso.
Le nove tracce di Oleandri attraversano relazioni fragili, promesse non mantenute e desideri che resistono anche quando tutto sembra destinato a spezzarsi. È un disco che parla di distanze che crescono, di paure che si insinuano, ma anche di una speranza ostinata che continua a spingere a credere nei sentimenti, nonostante il rischio di farsi male.
In questa intervista per Mediafrequenza, Alberto Conti ci accompagna dentro la genesi di Oleandri, raccontando la collaborazione con il produttore Alex Bagnoli, il lavoro sui testi insieme a Marco Baroni e il percorso umano e artistico che ha dato forma a un esordio maturo, sentito e profondamente autentico. Un disco che non cerca risposte definitive, ma ha il coraggio di restare dentro le domande.
Ciao Alberto! È da poco uscito il tuo nuovo disco “Oleandri”. Com’è nato questo progetto e qual è il messaggio principale che vorresti venisse colto dai tuoi coetanei e dal pubblico in generale?
Ciao! Oleandri nasce dalla collaborazione col produttore Alex Bagnoli, questo album parla di un amore senza lieto fine e i brani che lo compongono corrispondono ai vari momenti che una relazione può attraversare: dai momenti più belli (Sogni in svendita e Mantra), alla rottura (Oleandri) e al lontano ricordo (Acrobati).
Cosa rappresenta la cover dell’album e come si lega al contrasto tra la bellezza e la distruttività dei sentimenti che racconti nel brano omonimo?
Volevamo avere una cover che fosse in grado di mandare un messaggio forte e diretto, proprio come il brano Oleandri, ovvero un brano che parla di decisioni e di rotture col passato.
C’è un brano del disco a cui ti senti particolarmente legato? Forse uno dei più intimi come “Acrobati” e “Frammento”, o la bonus track unplugged “Notti Senza Stelle”?
Sicuramente i brani più intimi raccontano la mia parte più fragile e sono sicuramente molto legato ad essi. Non saprei scegliere un brano a cui sono maggiormente legato poiché tutte le canzoni dell’album le ho scritte nella maniera più sincera possibile.
In quanto tempo è maturato questo progetto discografico? Com’è nata la collaborazione con Alex Bagnoli e con Marco Baroni per la parte testuale?
Due anni fa, per caso, ho avuto il piacere di conoscere Alex e Marco, devo dire che è stato bellissimo avere l’opportunità di lavorare insieme a professionisti di questo livello, mi hanno davvero insegnato tantissime cose che sicuramente conserverò.
C’è qualche aneddoto curioso accaduto durante le registrazioni presso Alby Studio? Sappiamo che hai spaziato da brani più solari come “Bazar” a momenti molto potenti emotivamente: qual è stata la sfida più grande?
In generale posso dire che ci siamo divertiti davvero tantissimo con Alex e Marco, in questo progetto. È stato molto stimolante cercare un equilibrio, tra le nostre e esperienze e formazioni, che potesse funzionare e devo dire che sono davvero molto felice del risultato.
Progetti per il 2026?
La mia priorità in questo 2026 è quella di poter suonare dal vivo il più possibile e non vedo l’ora, finalmente, di poter portare nei live dei miei brani, sarà sicuramente molto emozionante.
Mediafrequenza Attualità, cultura, sport, spettacolo