Reduce dall’esordio discografico con “ANIME INTOSSICATE” (Overdub Recordings) il duo artistico UNO&MEZZO spiaga il concept del loro rock scuro, originale e penetrante

Con “Anime Intossicate”, gli UNO&MEZZO presentano un album strumentale essenziale e diretto: dieci brani brevi, intensi, capaci di colpire senza mediazioni. Un post rock oscuro e ipnotico, attraversato da elettronica retrò, che costruisce un’atmosfera inquieta e profondamente contemporanea.
Ogni traccia prende il nome da una sostanza tossica, trasformata in metafora di una contaminazione interiore: alienazione, apatia, dipendenza, vuoto esistenziale. Anime Intossicate è un disco di denuncia e urgenza espressiva, dove l’assenza di parole lascia al suono il compito di raccontare un disagio collettivo e di coinvolgere l’ascoltatore sul piano fisico ed emotivo.
Le sostanze tossiche a cui fate riferimento sono letali per il corpo, ma qui diventano metafore di una contaminazione interiore: quando avete capito che il tema centrale sarebbe stato l’anima?
Non sappiamo dirti quando, ma ti possiamo dire che avevamo bisogno di fare un lavoro viscerale che senza troppi indugi, arrivasse nella sua semplicità, all’anima delle nostre cose, brani brevi, band essenziale, scrittura di getto dopo bottiglie di prosecco, senza troppi ritocchi, senza paura di sbagliare o di fare qualcosa che potesse non piacere. Questa non struttura delle cose ci ha aiutato ad arrivare a parlare con onestà di noi due e della nostra sana urgenza, di fare quello che facciamo…perché fa bene alla salute…ecco l’anima che chiedevi!
Alienazione, apatia, dipendenza: secondo voi qual è la tossina più invisibile ma più pervasiva del nostro tempo?
Sono tutte e tre importanti allo stesso modo. Diciamo che sono sinergiche tra loro: l’alienazione prodotta dalle macchine porta apatia nella vita e il tutto può portare possibilmente, ad una dipendenza verso l’inutile, nel vano tentativo di riempire un vuoto esistenziale.
In che modo la musica strumentale riesce a raccontare un disagio collettivo senza l’uso delle parole?
Proprio l’assenza di parole, di una lingua parlata, rinnova il ruolo centrale della musica, in quanto elemento universale, in grado di inviare emozioni in modo trasversale.
Pensate che l’ascoltatore debba “capire” il concept o che sia sufficiente sentirlo a livello fisico ed emotivo?
Speriamo più che altro, che le persone abbiano ancora voglia di ascoltare e scoprire nuove realtà musicali. Siamo in un mondo saturo ed è difficile farsi spazio. Noi facciamo quel che facciamo, perché non ne possiamo fare a meno…con l’ovvia speranza di poter coinvolgere le persone nel risultato finale, il brano.
Anime Intossicate lascia spazio alla speranza o è volutamente un disco senza consolazione?
È sicuramente un lavoro scuro.
Abbiamo l’esigenza di scomodare l’ascoltatore quanto più possibile e proporre una riflessione collettiva di quanto ci circonda.
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