Dal 29 maggio 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Memoria”, il nuovo singolo di Ralph (Up Music / Il Branco Publishing SRL). L’artista ne parla al nostro magazine

Un viaggio intimo all’interno delle nostre mancanze e dei ricordi che si trasformano in nodi indissolubili: Ralph si confessa ai lettori di Mediafrequenza, portando alla luce i retroscena di “Memoria”. L’artista analizza la necessità di isolarsi dal caos per trovare la scintilla creativa, rievocando l’infanzia trascorsa a stretto contatto con la cultura del karaoke filippino. Con una spiccata maturità e una forte propensione alla sperimentazione, Ralph ci mostra come la musica sia diventata il suo scudo e il suo linguaggio più autentico.
Benvenuto! Con “Memoria” ci porti dentro i labirinti di una dipendenza emotiva: qual è la consapevolezza o il messaggio finale che vorresti lasciare a chi lo ascolta?
Grazie! Con *Memoria* volevo esternalizzare quella sensazione che proviamo quando c’è una persona che ci ha fatto vivere tanto, ma che non fa più parte della nostra vita. Più che lasciare un messaggio preciso, volevo lasciare una consapevolezza: alcune persone ci segnano così profondamente che non esiste un vero e proprio modo per dimenticarle completamente. E credo che vada bene così. A volte non si tratta di cancellare un ricordo, ma di imparare a conviverci e accettare che alcune emozioni continueranno a far parte di noi.
Oltre ai ricordi indelebili che canti nel brano, dove trovi la scintilla quotidiana per dare vita alle tue produzioni e alla tua scrittura?
Ho bisogno di allontanarmi un po’ dal caos della quotidianità per trovare ispirazione. La scintilla può arrivare da tante cose diverse: ammirare un bel paesaggio, osservare le persone e immaginarmi storie da riscrivere nella mia testa, o anche semplicemente trasformare quello che vivo ogni giorno in qualcosa di creativo. A volte penso che il mio sfogo quotidiano potrebbe diventare una canzone, e credo sia proprio questo uno degli aspetti che amo di più della musica: riuscire a dare una voce a emozioni e momenti che altrimenti rimarrebbero solo pensieri. Ad essere sincero non ho ancora un processo creativo ben definito: è tutto molto nuovo e sto ancora imparando ad ascoltarmi, a capire cosa funziona meglio per me e in che modo riesco a esprimermi davvero al meglio.
Riavvolgiamo il nastro: c’è un aneddoto preciso o un ricordo legato alla tua infanzia, o magari alle ballad filippine con cui sei cresciuto, in cui hai capito che la musica sarebbe stata il tuo personale mezzo di espressione?
Sono cresciuto circondato da musica e karaoke, che nella cultura filippina fanno praticamente parte della quotidianità. Però, ad essere sincero, da piccolo mi davano anche dello stonato, quindi non ho mai pensato che la musica potesse diventare qualcosa di così importante per me. Ho iniziato ad avvicinarmi davvero a questo mondo intorno ai 14 anni, quando mio padre mi regalò una chitarra. Da autodidatta ho imparato i primi accordi per accompagnare la voce; il canto era diventato quella cosa che mi trasportava in una sorta di mondo parallelo, un posto in cui riuscivo a trovare tranquillità e pace. Cercando di rivivere quella sensazione il più possibile, ho iniziato a cantare in eventi della comunità filippina, compleanni e piccole occasioni. Credo che non ci sia stato un momento preciso in cui ho capito che sarebbe diventato il mio modo di esprimermi, ma più una serie di esperienze che, messe insieme, mi hanno fatto capire che attraverso la musica riuscivo a dire cose che a volte a parole non riuscivo a esprimere allo stesso modo.
Nelle tue vene scorrono influenze pop anni ’90 e l’R&B dei primi Duemila: quali sono stati i “maestri” incontrastati che hanno plasmato maggiormente il tuo mondo sonoro?
Ho avuto influenze molto diverse che mi hanno accompagnato nella crescita musicale. Dal lato occidentale sicuramente Boyz II Men, Usher, Brian McKnight e Guy Sebastian, artisti che mi hanno colpito per la loro capacità vocale e per il modo in cui riuscivano a trasmettere emozioni. Mi hanno sempre affascinato i *riffs and runs* e tutte quelle sfumature vocali che rendono questo genere così riconoscibile e unico. Dall’altra parte ci sono anche artisti filippini come Jay-R e Kyla, che hanno avuto un ruolo importante per me perché mi hanno fatto sentire ancora più vicino alle mie radici. Credo che il mio mondo sonoro oggi nasca proprio dall’incontro tra queste due parti.
Guardando all’orizzonte, qual è il sogno più ambizioso che custodisci nel cassetto e che speri di realizzare attraverso la tua voce?
Sono leggermente scaramantico, ma guardiamola con l’ottica della “manifestation”. Credo che il mio sogno più ambizioso sia riuscire a costruire qualcosa di grande attraverso la musica: arrivare un giorno a un album, salire su un palco davanti a tante persone e vivere davvero di quello che amo fare. Ma, più di tutto, spero che la mia voce riesca a lasciare qualcosa in chi mi ascolta. Vorrei riuscire a scuotere l’anima delle persone, proprio come alcuni artisti hanno fatto con me nel corso della mia vita. In questo momento è tutto nuovo, tutto ancora da costruire, e mi sentirei già fortunato anche se ci fossero solo dieci persone ad ascoltarmi davvero. Però siamo qui per questo: costruire.
Oltre all’uscita di questo singolo, cosa bolle in pentola per i prochains mesi e come si evolverà il tuo progetto nel corso dell’anno?
Ad essere sincero è ancora tutto molto aperto e non c’è nulla di realmente definito. Sto vivendo questo momento passo dopo passo, cercando di imparare, capire meglio me stesso artisticamente e vedere dove questo percorso mi porterà. Credo che una delle cose più belle di questo momento sia proprio il fatto di non sapere esattamente cosa succederà: sto ancora scoprendo chi è Ralph nel suo complesso, chi è come artista, cosa mi rappresenta davvero e quante parti di me posso mettere nella mia musica. Per adesso una cosa posso dirla con certezza: questo è il mio inizio, sicuramente non la mia fine.
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