Dal 16 giugno 2026 è disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato cd “Impermanenza”, il nuovo disco di VARANASI pubblicato da Overdub Recordings. A tu per tu con la band per i lettori di MEDIAFREQUENZA

Con “Impermanenza”, i Varanasi proseguono il proprio percorso artistico senza cercare punti fermi, ma facendo del cambiamento la propria cifra espressiva. Il nuovo album si sviluppa come un insieme di visioni, suggestioni e contrasti, dove dream pop, shoegaze e post-rock si intrecciano per costruire un racconto aperto, capace di lasciare spazio tanto all’immaginazione quanto all’introspezione.
Più che un concept rigido, Impermanenza rappresenta un’immagine in continuo movimento: un filo conduttore che accompagna l’ascoltatore tra atmosfere sospese, tensioni emotive e testi ricchi di riferimenti simbolici, senza mai imporre una lettura univoca. È un disco che invita a fermarsi, osservare e interpretare.
In questa intervista per Media Frequenza, i Varanasi raccontano la nascita dell’album, il significato delle sue immagini, il lavoro sulla scrittura e sugli arrangiamenti, soffermandosi anche sui brani che oggi sentono più rappresentativi e sulla visione artistica che anima questo nuovo capitolo della loro storia.
Impermanenza affronta il tema del cambiamento continuo: quanto questa idea appartiene anche alla vostra esperienza personale?
L’idea è arrivata per caso e ci è sembrata un buono sfondo per dare corpo all’album. Più che alla nostra esperienza personale, senza averci pensato, può rappresentare la nostra storia come band, dato che abbiamo cambiato nome qualche anno fa e un po’ ci piace cambiare direzione dopo ogni album.
In che modo si è sviluppato il concept del disco durante la scrittura?
Il concept ha fornito un nucleo creativo intorno al quale gravitano alcuni brani, come La tentazione di esistere e La decomposizione dell’anima; nel complesso l’album poi si è sviluppato indipendentemente.
Qual è stato il punto di partenza musicale dell’album?
Un punto forte è stato il brano di apertura, che inizia con un drone intenso, minaccioso, che dà un’impronta forte all’album e che lo differenzia dal disco precedente, avendo portato anche alla copertina stessa, così diversa per colori e composizione.
Le immagini presenti nei testi hanno spesso una forte componente evocativa. Come nasce il vostro approccio alla scrittura?
In base al tipo di brano, alla sua atmosfera, a seconda di quanto è intenso o meno, aggressivo o malinconico. Il più delle volte il testo accompagna in maniera coerente la musica, con piccoli slittamenti.
L’assedio richiama indirettamente il tema della guerra: cosa volevate raccontare attraverso questo brano?
Una condizione ambivalente di distacco e vicinanza. L’assedio vero e proprio, raccontato dai poeti del passato che sono andati nella prima guerra mondiale, convintamente, e che si sono trovati in un inferno che non potevano immaginare e che è stato un momento di rottura e di riflessione anche culturale, sulla possibilità stessa di raccontare quella guerra, visto attraverso una condizione fortunata, di chi ha un’esperienza protetta, mediata dai testi. E poi un altro tipo di assedio, più astratto e legato a una dimensione intima.
Quanto è importante per voi lasciare spazio all’interpretazione dell’ascoltatore?
Abbastanza, noi cerchiamo di produrre degli album che siano il più possibile stratificati e significativi, perché siano poi stimolanti da ascoltare e da approfondire.
C’è una traccia che oggi sentite particolarmente vicina?
Ce ne sono diverse, possiamo dire La decomposizione dell’anima e Ragazzo in fiamme, che sono più intime e che ci piacerebbe che avessero il loro spazio nell’ascolto dell’album.
Quale messaggio sintetizza meglio lo spirito di Impermanenza?
Più che un messaggio, diremmo un’immagine, facendo riferimento proprio alla copertina, a quello sdoppiamento della figura, che rappresenta la natura conflittuale delle cose e delle visioni del mondo che ci piace mettere in musica e nella scrittura, attraverso continui spunti immaginativi. Impermanenza è stato scelto per la sua natura evocativa, non come un qualcosa da seguire.
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