Nello storico incendio della miniera di Bois du Cazier persero la vita 262 minatori, più della metà dei essi erano italiani

di Davide Iannuzzi
Erano circa le 8,10 dell’8 agosto 1956, nella miniera di carbone di Bois du Cazier nell’allora comune di Marcinelle, vicino Charleroi, profonda 1000 metri, divampò un incendio che provocò la morte a 262 operai di cui ben 136 italiani. Soltanto 13 furono i sopravvissuti. Molti furono i volontari che si prestarono alle disperate ricerche di eventuali superstiti nella speranza di poterne trovarne qualcuno in un rifugio che si trovava a 1035 metri. Secondo un’inchiesta commissionata dal Ministero dell’Economia belga l’incendio sarebbe stato causato dall’errato utilizzo degli ascensori. Un nuovo protocollo venne testato in maniera errata provocando lesioni a cavi elettrici e telefonici le cui scintille innescarono il fatale e tragico incendio.
Erano gli anni d’oro del dopoguerra dove proprio in Belgio l’estrazione mineraria raggiunse le massime vette produttive. La forza lavoro belga non bastava più al crescente fabbisogno e presto il governo dovette ricorrere a lavoratori provenienti dall’estero. Il primo ministro italiano Alcide De Gasperi stipulò il protocollo di intesa italo-belga del 23 giugno 1946 con il quale venne previsto l’invio di 50mila operai in Belgio in cambio di carbone acquistato a prezzo ribassato.
Nell’accordo era prevista una promessa di alloggio e di adeguata formazione. Tuttavia lo scenario che si presentò agli italiani una volta arrivati a Bruxelles era del tutto diverso. Furono persuasi al trasferimento dai messaggi contenuti nei manifesti affissi per le strada in cui si paventavano benefici salariali e assegni familiari. In realtà molti di loro vennero alloggiati nelle “cantines”, improbabili strutture che anni addietro ospitavano prigionieri di guerra. Ma un problema ulteriore era l’integrazione dovuto alla percezione che i belgi avevano degli stranieri, al punto da non concedere agli immigrati in numerosi casi abitazioni dignitose e adeguate. Molti cartelli espliciti recitavano lo slogan “ni animaux, ni etranger”, “né animali, né stranieri”.
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