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CAMMARIERE, PIU’ AMORE CHE BLUES

Stasera alla Casa del Jazz l’atteso ritorno dell’Artista di Crotone

Foto di Luciano Viti

Di Davide Iannuzzi

Per Sergio Cammariere è dieci in amore. Il musicista di Crotone sbarca questa sera a Roma alla Casa del Jazz per presentare “La fine di tutti i guai”,  il suo decimo album interamente ispirato all’amore universale e alla bellezza quanto all’inestinguibile  bisogno di energie positive. Un appassionante viaggio di 11 canzoni attraverso l’utopia popolare che si dissolve e poi cristallizza nel rinnovato  ottimismo fatto di auspici e  nuovi tracciati stilistici, dove la vincente commistione tra ritmi e melodie latin jazz con la tradizione cantautoriale si arricchisce di nuovi elementi black, pop, funk e blues. Segno evidente di una totale apertura dell’artista a nuove contaminazioni a cui  per i puristi del brand, così come ne hanno conosciuto e apprezzato il pluripremiato repertorio, dovranno d’ora in poi abituarsi. La duttilità che caratterizza questo disco è la naturale evoluzione di alchimie consolidate, a partire dalla storica continuità collaborativa con  Roberto Kunstler, ancora una volta firmatario di tutti i testi, ma anche una sapiente chiave strategica perfettamente in linea con i moderni temi dell’ecumenismo interculturale. Nella calda e naturalistica cornice di Villa Osio a salire sul palco della Casa del Jazz questa sera con Sergio Cammariere saranno Luca Bulgarelli al contrabbasso, Daniele Tittarelli al sax soprano, Amedeo Ariano alla batteria e Bruno Marcozzi alle percussioni. E al pianoforte e voce, naturalmente, Sergio Cammariere che abbiamo incontrato  per poter raccontare ai lettori di Mediafrequenza qualche ulteriore controluce del suo profilo artistico e della performance di questa sera.

M.F. Cosa significa per un musicista come te, abituato a un pubblico attento e di raffinati palati suonare in una cornice come come questa di Villa Osio

Sarà la prima volta per me suonare in un luogo così suggestivo nel cuore di Roma. Fondamentale sarà il rapporto ormai consolidato  che si è creato con il pubblico in tutti questi anni di attività; la mia vita artistica è legata principalmente a tutte quelle persone che seguono i miei concerti da anni, al pubblico che compra i miei dischi, da cantautore o da compositore di colonne sonore. Chi mi conosce bene sa che ho fatto una lunga gavetta, i miei sostenitori mi considerano un artista che dal vivo riesce a esprimere il meglio della sua essenza musicale e forse per questo motivo esistono fans disposti a fare centinaia di chilometri pur di raggiungere il posto dove suoniamo

M.F. Quali sono i siti che avendo ospitato i tuoi concerti hanno favorito maggiormente l’interazione tra te e il pubblico.

Nella città che mi ha adottato da oltre quarant’anni, ovvero la Capitale, mi è capitato in passato di esibirmi in luoghi molto belli, ricordo le serate a Villa Celimontana, ma anche il Festival delle Letterature, nella basilica di Massenzio; ovunque si è creata una sincera sinergia con il pubblico romano

M.F. Parliamo del tuo nuovo disco “La fine di tutti i guai” quale è l’elemento comune che lega il ciclo vitale di un guaio e quello dell’amore?

Il cuore: ragionare con il cuore, comprendere l’altro e accettarlo ,  significa che è arrivata “la fine di tutti i guai”. In questo disco però si va oltre “la pace del mare lontano”, “il pane, il vino e la visione” e “mano

nella mano”, trattasi di canzoni d’amore a sorpresa, dove l’amore è trattato come una finestra, ispirazione autentica di sentimenti riversati.

M.F. Dopo una vita artistica in sodalizio con Roberto Kunstler sembra esserci ancora molto da Raccontare insieme. Ti rispecchi sempre totalmente nei testi che scrive?

In tutti questi anni ci ha unito l’amore verso la poesia, oltre che la musica stessa. Insieme cerchiamo di creare delle canzoni che rimangano nel tempo, non pezzi destinati ad una sola stagione, bensì brani che ci auguriamo possano essere ricordati come quelli dei nostri grandi maestri e predecessori. È una nobile ambizione, con “Tutto quello che un uomo” ci siamo riusciti e a distanza di 16 anni dalla sua pubblicazione è uno dei brani più coverizzati in Italia, basta entrare su youtube e cliccare il titolo, vengono fuori migliaia di interpretazioni diverse, anche in altre lingue. Credo che lo scopo di ogni musicista sia proprio questo, fare in modo che le proprie opere siano fruite nello spazio e nel tempo, regalando a più persone possibili un momento di pace e di serenità. In questi anni, spinti dal desiderio che ci accomuna e innamorati dell’endecasillabo, dell’ottonario mascherato, dell’alessandrino, siamo stati molto attenti a non usare accenti errati, evitando le aporie. Trattandosi di musica sappiamo che ogni parola comunque è suono, quindi non ci accontentiamo più solamente di un bel testo, ma vogliamo che i testi delle canzoni suonino al massimo delle loro possibilità. Quando la parola deve stare dentro il periodo musicale, usiamo spesso formule certosine, trattasi di intarsi very e propri. Curiamo le bozze quotidianamente insieme ore e ore su skype cercando la giusta parola che deve entrare in quella specifica misura musicale. Una canzone comunque è fatta di melodia, armonia, tempo e parole. La melodia non è altro che un susseguirsi di note nel tempo una dopo l’altra o di alcune note concomitanti seguite da altre, mentre il tempo scorre. L’armonia è la veste complessiva ed è anche la griglia sulla quale ogni singola nota si appoggia, insieme alla melodia si muove la triade armonica, la prima la terza e la quinta…. L’armonia a volte può avere delle sostituzioni, come accade spesso nel jazz, aggiungendo nuovi accordi…. Le nostre canzoni sono concepite in modo da fornire a chi le risuona la possibilità di fare interventi che cambino l’armonia, il tempo, ma anche la struttura: l’inizio, il centro o la coda del pezzo.

M.F. Quale è il reale punto d’intesa della vostra pluriennale collaborazione?

L’amicizia e il rispetto

M.F. In “la fine di tutti i guai” notiamo una evidente apertura a linguaggi come pop, funk blues seppur tradizionali ma molto meno frequentati nei tuoi passati lavori. Puoi descriverci il momento in cui hai ritenuto di modificare la rotta del tuo percorso?

La fine di tutti I guai è il mio decimo album da cantautore, ma nel frattempo ho lavorato per il cinema ed il teatro, pubblicando una ventina di colonne sonore e abbracciando tutti I generi musicali. Questo nuovo disco è una sintesi di tutti quei contenuti musicali che appartengono al mio mondo. Ci troviamo le sonorità jazz, i ritmi e le contaminazioni latine, il blues, l’ immancabile 6/8 nel brano “Ma stanotte dimmi dove stai”, ma anche un po’ di country rock e soul. È un disco in qualche modo diverso dagli altri, ma che segue comunque un principio di continuità; alla base sono spinto sempre da una grande curiosità, dalla voglia di sorprendere attraverso gli arrangiamenti dei brani. L’aspirazione e le premesse sono le solite, tutto parte dalle mie composizioni pianistiche o dai testi di Roberto

M.F.  A quale degli undici brani ti senti maggiormente legato?

Posso dire a tutti? Quando un musicista compone non imita nulla, trae dalla sua anima i motivi della creazione musicale. Per questo motivo ti dico che ogni brano rappresenta una parte di me, come l’evoluzione di un lato essenziale del mio senso etico ed estetico

M.F. Ti chiedo di esprimere un pensiero in ricordo di Biagio Pagano

Biagio è stato il mio produttore e la persona a cui devo tutto il mio successo, è stato al mio fianco come un fratello, insieme concepimmo il mio primo album “Dalla pace del mare lontano”, entrammo in una major (la Emi), ma proprio nel momento culmine, raggiunta la popolarità, ci ha lasciato per un male improvviso. In quegli anni avevo la passione di filmare quotidianamente quello che mi accadeva, e per fortuna i momenti passati insieme (viaggi, concerti, recording…) sono tutti documentati. Spesso me li riguardo e sembra che Biagio è ancora qui… era un uomo molto dolce, aveva una spiccata propensione all’ottimismo e all’autoironia, stare con lui era sempre divertente e costruttivo, metteva il buonumore anche nelle situazioni più delicate. Riusciva con poche parole o con uno sguardo a fare in modo che le cose andassero per il verso giusto, era un vero uomo di Fede. Qualche volta durante il tour ci coinvolgeva nella preghiera, recitavamo il Rosario, era un catechista con un cuore straordinario. Mi manca tanto, dal 2004 non è più con noi, un’anima pura volata via, ora tra gli angeli

M.F. Viviamo un momento a dir poco  drammatico del mercato discografico; oggi più che mai la performance live è diventata imprescindibile. E’ possibile intravedere in questa panoramica di precaria stabilità e saturazione la fine di tutti i guai?

Nel frattempo non è cambiato il mio modo di vivere la musica e il rapporto quotidiano con il pianoforte. Ascoltare la Musica, penso alle sinfonie, ai quartetti o alle sonate di Beethoven, è la fine di tutti I guai. La musica vera, quella dei nostri Maestri è una forza salvifica. Tutta la mia esistenza è concentrata sulla percezione della musica e sulle sue infinite possibilità come arte del divenire

M.F. Solo pochi anni fa tre dei tuoi illustri colleghi cantavano “L’amore non esiste”. Cosa dirai questa sera al tuo pubblico per sconfessare la consistenza di questo teorema?

Che “l’amore non si spiega”, ma esiste eccome

M.F. Cos’è l’amore per Sergio Cammariere?

L’amore è la vita, la vita è la Musica

M.F. Un’ultima domanda prima di salutarci: proviamo per gioco ad estendere il titolo più emblematico del tuo repertorio; “Tutto quello che un uomo…” …deve essere?   Deve dimostrare? Deve desiderare?

Deve saper ascoltare con il cuore, per cogliere la bellezza del Creato.

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