La band racconta il viaggio attraverso le profondità dell’anima umana racchiuso in “Emilia Cowboy”, il nuovo album dei Fattore Rurale per altodischi/BlackCandy Produzioni

“Emilia Cowboy” non è solo un titolo, ma la chiave di lettura di un’opera che si schiera contro l’ipocrisia dell’esistenza. Il disco, in uscita il 28 novembre per altodischi/BlackCandy Produzioni, pone al centro il concetto nietzschiano dell’eterno ritorno, invitando l’ascoltatore a vivere in pienezza ogni istante. La band, guidata da Marco Costa (testi e voce), accetta il dualismo tra bene e male, luce e tenebre, rifiutando di “valicare il confine” per accogliere la complessità umana. Brani come “Rispetta il dolore” e la title track ci spingono a immergerci totalmente nelle ombre per poter risalire. È un viaggio nell’anima, sostenuto da arrangiamenti viscerali (Riccardo Polledri) e da una scrittura che, fedele al motto Morte Amore Desolazione, non fa sconti. Un lavoro di profonda riflessione sulla condizione umana e sulla ricerca di significato.
Ciao ragazzi! È da poco uscito il vostro nuovo disco. Com’è nato e qual è il messaggio che dovrebbe essere colto dagli ascoltatori?
Ciao a voi. Nasce come ogni cosa che facciamo, dall’esigenza e la verità. Il Fattore Rurale vuole urlare al mondo un messaggio preciso: è inutile scappare dalla propria natura. Solo l’accettazione dei propri peccati potrà rendere le persone libere. L’essere umano è lontano dall’essere perfetto perché consumato dalle cicatrici del proprio vissuto e dalle disillusioni della vita reale. Disseppelliamo la verità, nascondere i mostri sotto al letto non è la soluzione e la sincerità verso se stessi, renderà liberi. Chi vive inseguendo l’idea di voler piacere a tutti vivrà di merda e la butterà su chi ha accanto.
Cosa rappresenta la cover dell’album?
Rappresenta l’Eterno Ritorno di Nietzsche e il nostro manifesto, Morte Amore e Desolazione.
C’è un brano del disco a cui siete particolarmente legato?
“La stagione del veleno”, ma non spiegherò il perché essendo troppo personale.
In quanto tempo è maturato il nuovo progetto discografico?
Un mese per mettere insieme le idee, tre mesi per provare le canzoni e tre giorni per registrarlo.
C’è qualche aneddoto curioso, accaduto durante le registrazioni del disco che volete raccontarci?
Abbiamo registrato il disco dall’unico fonico che all’epoca ci aveva stroncato. Nel 2018 credo ci aveva convocato per delle produzioni, cercavano band. All’incontro ci ha stroncato, mentre tutti volevano rubarci dei soldi e produrci, lui ci ha messo davanti la verità; che non eravamo pronti. Da allora Giovanni Sala è un amico da cui non ci separeremo mai.
Progetti per il futuro prossimo?
Scrivere e suonare, fino a che questo ci farà stare bene.
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