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PASSIONE E SOSTENIBILITÀ, IL CINEMA TERRITORIALE DI VINCENZO ODDI

Giro di boa per le riprese del film “IL TEMPO PRESENTE” scritto e diretto da Davide Iannuzzi, omaggio intimista e sentimentale che il produttore nato a Pescasseroli e cresciuto a Veroli di Frosinone Vincenzo Oddi, ha fortemente voluto rendere alle terre reatine del Cicolano. Il committente del progetto a tu per tu con MEDIAFREQUENZA

Vincenzo Oddi in una foto di repertorio

Scenari bucolici dove il tempo sembra essere rimasto incagliato tra le vomeri di silenziosi e infaticabili aratri, oppure prigioniero di fienili che guardano la valle da lontano. Frazione del comune reatino di Pescorocchiano Roccarandisi è uno scrigno di memorie agricole e storie di artigiani con radici territoriali di alterna appartenenza, contesa tra Abruzzo e Lazio. L’odore delle greggi che pascolano e della terra appena dissodata e concimata possono donare fertilità tanto all’economia rurale quanto alla voglia di riscoprire e rilanciare un cinema di sane storie, dove i buoni sentimenti e la quotidianità più ordinaria possono bastare per vivere nel tempo dell’ipertecnologismo, il più distensivo piacere del racconto. E’ in sintesi questa la cellula embrionale del film indipendente “IL TEMPO PRESENTE” che segna il debutto di Davide Iannuzzi alla scrittura e alla regia di un lungometraggio a seguito di una lunga germinazione maturata in sinergia con il produttore e committente del progetto Vincenzo Oddi. Emerge una filosofia di lavoro atipica, suggestiva non omologata alle logiche mainstream, che vuole guardare alle tradizioni come principale assunto di consolidata modernità. La calda accoglienza riservata all’intera troupe dai cicolani, da S. Elpidio a Borgorose fino a Torano potranno forse essere un buon viatico per un nuovo cinema all’insegna della sostenibilità e del sano intrattenimento. Vincenzo Oddi lancia la sfida e svela alcuni aneddoti dal set.

Vincenzo Oddi nei panni di un personaggio del film

Esiste per tutti il momento della svolta e nella vita produttiva di Vincenzo Oddi questo coincide con la messa in opera di un progetto tanto ambizioso quanto provocatorio…

Ambizioso perché il film in lavorazione è una storia corale d’altri tempi al di fuori delle mode e delle più moderne esigenze di mercato. Provocatorio perché sfida l’intero sistema a rilanciare un cinema che si basi sul realismo dei buoni sentimenti ma anche sulla valorizzazione dei ricordi individuali, dove la nostalgia non sia vissuta come una condanna ma come punto di partenza per guardare avanti. E’ questo il senso della storia che il regista e autore della sceneggiatura Davide Iannuzzi, con cui ho già collaborato in passato, mi ha proposto fin dalle prime pagine che abbiamo poi discusso insieme.

Vincenzo Oddi con Massimo Wertmuller, Santino Lenzi e Alessio Aramini

Si tratta quindi non di un progetto scelto tra tanti ma di una committenza che parte da un’idea iniziale del produttore

Esatto! Il regista mi aveva proposto un suo script per un cortometraggio che avrebbe poi voluto estendere per ottenerne un lungometraggio. Si trattava di una storia che univa due delle realtà sociali più dolorose come femminicidio e bullismo. Forse per un attimo ha creduto che quella roba potesse interessarmi ma io gli ribaltai la frittata con una controproposta. Si trattava di qualcosa che mi venne in mente proprio in quel momento mentre eravamo seduti alla tavola di una rosticceria tra una pizza e una birra a parlare di cinema e di quanto fossimo tutti e due pazzi a cercar di prendere una strada così rischiosa e faticosa.

Il protagonista Isacco Bugatti nei panni di Santino

Quale è stata in sostanza la sua controproposta al regista?

Scrivere una nuova storia partendo da nuove riflessioni e nuovi spunti. Intanto la scelta del territorio di ambientazione che doveva comprendere alcune delle frazioni territoriali nella provincia di Rieti come Roccarandisi, che appartiene al comune di Pescorocchiano per poi estendersi al a gran parte del circondario fino a Borgorose, S. Elpidio e Torano, zone che hanno in comune una quotidianità fatta di agricoltura e pastorizia, ma soprattutto la capacità di fermare il tempo, facendoti dimenticare la frenesia della vita moderna in cui a dettare legge è tecnologia infernale dei telefonini e di tutte le distrazioni che allontanano l’essere dalla cose più vere e fondamentali, come appunto la terra e una dignitosa povertà che significa anche ricchezza di altri contenuti.

Da sinistra Valentina Faraoni, Emiliano Ottaviani, Diletta Vecchiarello

Come ha accolto il regista questa nuova prospettiva di progetto?

Inizialmente l’ho visto spiazzato, come è normale per chi si vede bocciare un’idea in cui crede. Ma poi ha raccolto la sfida e ha iniziato a scrivere e a condividere passo passo con il sottoscritto il frutto della sua penna. C’erano alcuni simboli che gli ho suggerito di inserire nella storia come la luce, l’alba e il tramonto, assieme a bambini che giocano con giochi di altri tempi. Delle semplici linee guida che dovessero speziare un piatto già caratterizzato con diversi ingredienti.

Alice Lepidio e Isacco Bugatti

Come è stata accolta la vostra presenza nel cicolano tra le persone del posto?

Siamo arrivati senza far rumore. In poco tempo si è sparsa la voce del film in lavorazione sul loro territorio, e altrettanto educatamente si sono accostati ai vari set per osservare e condividere con noi questa esperienza. Alcuni sono stati assoldati come attori generici nelle scene in cui c’era bisogno di altre presenze oltre al cast ufficiale. Ho notato grande impegno e passione anche per chi non aveva mai vissuto questo tipo di esperienza.

L’attrice Grazia Leone al trucco

A proposito del cast, come sono andate le selezioni, e chi poi ne ha fatto parte?

Circa un anno prima di iniziare a girare io e il regista abbiamo organizzato dei casting che hanno riscosso grande interesse. In gran parte i candidati hanno portato un loro monologo e poi hanno provato alcuni brani del copione. Alla fine sette di loro sono stati ricontattati per per l’ufficialità della scelta. Il protagonista del film è Isacco Bugatti nei panni di Santino, poi nel cast ci sono Alice Lepidio, Emiliano Ottaviani, Valentina Faraoni, Grazia Leone, Santino Lenzi, Alessio Aramini, Lorenzo Nocella, Leonardo Carducci, Alessandro Fiorucci, Renato Solustri, Giancarlo Nisi e la piccola e brava Diletta. A questi si sono aggiunti poi Massimo Wertmuller, Edoardo Siravo e Fabrizio Bordignon. Li ringrazio sentitamente tutti per l’impegno e per lo spirito di sacrificio che hanno mostrato soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, come è consuetudine che accada per ogni set in lavorazione.

Alice Lepidio al trucco

Lo spirito con cui è nato il film deve aver favorito questa grande cooperazione…

Certamente, il film arriverà in porto grazie al contributo di tutti, e non avevo dubbi che questo accadesse realmente. Ma voglio ringraziare in particolare alcune persone come mio figlio Stefano che ha rinunciato a una settimana del suo lavoro per dimenarsi su molti fronti. Senza il suo contributo avremmo avuto grandi difficoltà operative. E con lui il grande amico Sandro Delfini che si è fatto in quattro per risolvere problemi logistici e necessità creatisi all’ultimo momento. Ovviamente non posso dimenticare il grande apporto dato dalle autorità locali come il corpo della Polizia Municipale, le guardie parco, Fabrizio e Teresa con la loro osteria che ha ospitato a tavola il cast per quasi tutti i giorni di produzione, i genitori dei ragazzi che hanno brillantemente acceso i ricordi del protagonista inscenando una strepitosa partita di calcio e l’amico Pierluigi Cardone che assieme alle associazioni locali ci ha permesso di avere un campo base stabile.

Può raccontarci qualcosa circa il cast tecnico?

Come per quello artistico le principali figure sono approdate in produzione come se magicamente attratte da una misteriosa forza magnetica.

Scena in esterno con Dalila Ceccarelli alla camera

Possiamo citarne qualcuna?

Partirei dalla costumista Michela Bazzardi. L’ho conosciuta casualmente perché a Roma frequentiamo lo stesso laboratorio artigianale di calzature. Anzi fu proprio il calzolaio mio amico a dare lo start al nostro incontro dicendo di essere onorato per avere di fronte a se un produttore e una costumista. Il caso volle che fossi alla ricerca di quella specifica figura. Michela mi ha trasmesso fin da subito una grande energia positiva per il suo modo di affrontare il lavoro con grande metodo e passione. Ma oltre a lei nello stesso reparto ho potuto apprezzare Alessandra Lucherini per bravura e personalità, la truccatrice Giulia Rosati per il suo lavoro svolto con con Deborah Bisterzo, la bravissima segretaria di edizione Roberta Sulpizio, il meticoloso fonico di presa diretta Claudio Corapi e l’impareggiabile Dalila Ceccarelli divisa tra il suolo di operatrice camera e autrice della fotografia. Se dimentico qualcuno avrò modo di citarlo e ringraziarlo in altre sedi.

Una scena di un posto di blocco

Esiste una parola o una frase con cui lei definirebbe questa esperienza artistica?

Spirito di gruppo. Se c’è stata cooperazione, sacrificio e solidarietà è solo grazie allo spirito da cui siamo partiti; non quello di chi investe, sia in termini economici che di risorse umane per un immediato riscontro economico, ma quello di chi ricerca il principale valore da cui tutti gli altri derivano, cioè l’esigenza di esprimere e condividere. Come si era dello all’inizio di questa chiacchierata esiste un momento in cui si ha esigenza di raccontare qualcosa di vero. E quella verità ha il potere di rendere protagonista chiunque sia in grado di riconoscerne il sapore. Nel tempo presente o in quello futuro.

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