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ARDEA, POMEZIA, ROMA: GRAVI CARENZE NEL SISTEMA IDRICO INTEGRATO

Presente dal 2016 un’ampia area di contaminazione nella falda acquifera, spina nel fianco del nuovo gestore entrante Acea Ato2 Spa

di Damiano Rulli

Il prossimo 8 novembre la gestione del servizio idrico integrato del comune di Ardea passerà dalla società Idrica Spa alla Acea Ato2 Spa.

Da documenti importanti, che troverete allegati al termine di questo articolo, abbiamo scoperto che fino a dicembre 2019 l’amministrazione comunale non ha dato seguito alle richieste di Acea Ato2 Spa. Riteniamo che la situazione non sia cambiata perché ad oggi sul sito istituzionale del comune di Ardea non c’è la convenzione di gestione. Allo stato attuale gli abitanti di Ardea non conoscono le tariffe per il consumo d’acqua ne le richieste che Acea Ato2 Spa ha fatto al comune. Mancando poco meno di due mesi sarà possibile questo passaggio da una società all’altra per la gestione del servizio idrico integrato?

Le negligenze al riguardo non sono solamente attribuibili alla attuale amministrazione municipale ma anche alle precedenti in quanto nel 2007 secondo la “Relazione sullo stato dei trasferimenti dei servizi comunali dell’ ATO 2 Lazio Centrale” : “ La Conferenza dei Sindaci con Delibera n. 2/07 del 28 marzo 2007 ha previsto una procedura per il trasferimento anticipato dei servizi tutelati rispetto alla loro naturale scadenza. Ad oggi i servizi tutelati non ancora trasferiti ad ACEA ATO 2 sono il servizio idrico integrato del comune di Ardea ed il servizio di depurazione del Comune di Valmontone. Queste concessioni possono procedere fino alla loro naturale scadenza in quanto affidate a suo tempo con una selezione pubblica o poiché il concessionario è una S.p.A. quotata in borsa.”

La situazione più allarmante però è un altra che vi riportiamo esattamente come scritta nel “Bilancio di Esercizio di Acea Ato2 Spa al dicembre 2019”:
“Nel 2016, nei comuni di Pomezia, Ardea e Roma Capitale è stata riscontrata l’esistenza di un’ampia area di contaminazione delle acque sotterranee da sostanze clorurate di origine non naturale che ha interessato alcuni pozzi di approvvigionamento idrico potabile; l’acqua dei suddetti pozzi è stata tempestivamente miscelata e distribuita alla popolazione assolutamente conforme ai requisiti normativi della potabilità. Dal tavolo è risultato che la contaminazione è risalente a circa 15 anni fa ed è presumibile sia stata causata da smaltimenti illeciti di sostanze clorurate direttamente nel sottosuolo, con una o più sorgenti di contaminazione, al momento ancora sconosciute.”

Si sono accorti solamente nel 2016 che l’acqua utilizzata per il consumo umano era inquinata?
I controlli non devono essere fatti ogni mese?
Il documento citato continua: “Dal medesimo tavolo è sorta, inoltre, la necessità di avviare le attività di elaborazione di un piano di indirizzo regionale per la gestione dell’inquinamento diffuso, così come stabilito dall’art. art 239, comma 3 del TU ambientale; tale piano potrà essere uno strumento utile ed essenziale per la gestione delle singole fattispecie di inquinamento diffuso sul territorio regionale anche attraverso la definizione di accordi di programma con le amministrazioni territorialmente competenti e gli enti tecnici di ricerca e controllo. Con deliberazione di Giunta n. 130 del 12 marzo 2019, pubblicata nel BURL n.24 del 21.03.2019, la Regione Lazio ha avviato le procedure relative all’elaborazione del succitato Piano, stabilendo che lo stesso sarà redatto dalla Direzione Regionale Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti, sulla base delle linee guida di indirizzo contenute nel documento ISPRA n.146/2017 “Criteri per l’elaborazione di piani di gestione dell’inquinamento diffuso”.

Dal 2016 hanno aspettato tre anni prima di avviare un piano di indirizzo regionale per la gestione dell’inquinamento diffuso?
Altri interessanti aspetti li potete leggere nella documentazione allegata.

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