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ROSITA CELENTANO E ATTILIO FONTANA INSIEME PER UN INNO ALLA VITA/INTERVISTA

A circa un mese dall’uscita del singolo “Benedetti & Clandestini” Mediafrequenza incontra per i suoi lettori la coppia artistica dall’attento sguardo al cambiamento climatico e ai valori etici

di Davide Iannuzzi

Definita “canzone sostenibile” dallo stesso Attilio Fontana, autore di musica e testo “Benedetti & Clandestini” nasce da una consolidata sinergia fatta di amicizia e affinità elettive tra l’ex frontman della boy band anni 90 I ragazzi Italiani, e la poliedrica Rosita Celentano. Distribuito su tutte le piattaforme digitali da Senza Dubbi/Believe per entrambi il nuovo singolo segna il ritorno sulla scena musicale, vissuto a fasi alterne tra Teatro, Cinema e Televisione, con un messaggio da diffondere chiaro e inequivocabile; “salvare tutte le “specie” di emozioni, dall’apocalisse della velocità algoritmica”. Un inno all’etica ambientale che scorre lungo il filo della poesia, in cerca di una rigenerata sintonia con il nostro pianeta idealmente uscito vittorioso dalla lotta contro i cambiamenti climatici, finalmente libero di orbitare intorno ai buoni sentimenti e alle relazioni simbiotiche tra esseri viventi. E tutto questo significa disconnettersi dalle logiche più spietate del business, presa di coscienza, totale armonia con l’ecosistema, impegno civile di ogni singolo individuo o più semplicemente musica.

Raccontateci la simbiosi artistica che vi accompagna alla realizzazione di questo progetto

Rosita Ci siamo conosciuti nel 2015 quando abbiamo recitato assieme a teatro in “Qualche volta scappano”, commedia strepitosa francese diretta da Pino Quartullo che racconta la storia di un cane che abbandona la coppia di suoi padroni. L’intesa fra me e Attilio è stata istintivamente immediata.

Attilio Abbiamo girato tutta Italia e in quel contesto molto divertente ci siamo conosciuti e siamo diventati molto amici. Per me è come una sorella ritrovata, abbiamo, riso, scherzato, giocato e parlato tantissimo di tutto, trovando molti punti in comune su un modo di pensare e guardare il mondo da un punto di vista più etico e romantico rispetto a come l’algoritmo scontato e pressante ce lo presenta e rappresenta. Da questi chilometrici e felici confronti è nata l’idea di questo brano che con leggerezza ha voglia di lasciare una piccola riflessione sul presente che ha un po’ perso tutto il “verde” della speranza.

Vi accomuna l’amicizia e l’impegno sociale verso i problemi ambientali, come é nata l’idea di estendere il concetto di sopravvivenza agli ambiti del sociale e delle abitudini quotidiane per un racconto musicale?

Rosita È merito della mente artistica meravigliosa di Attilio, che mi ha chiesto di fare un duetto e di tentare il Festival di Sanremo. Io gli ho detto “Sei matto? Non voglio perdere il mio primato di non-cantante a Sanremo, visto che invece tutta la mia famiglia ne ha fatto più di uno”. E sono stata esaudita: non ci hanno preso! Ahahahahah. Il brano mi è subito piaciuto, allora ho chiesto ad Attilio se lo personalizzava un po’ di più con frasi legate a temi per me importanti, relativi alla difesa dei diritti Animali e dell’Ambiente. Cosa che per altro ci unisce. Lui in meno di mezz’ora l’ha sistemato così come lo conoscete voi…et voilà “Benedetti & Clandestini”.

Attilio Sapevo che lei sul cantare era molto restia, non ho forzato la mano ma le ho detto sentiti il brano e pensaci. Poco dopo mi ha richiamato entusiasta ma mi ha chiesto di lavorare al testo  per rendere la canzone ancora più affilata sulla tematica del rallentare e del rispettare il pianeta e le sue creature. Mettendoci lì a quattro mani è uscita una versione più forte ed efficace. Perdendo la sua leggerezza è diventata anche piena di concetti che aderiscono perfettamente al bisogno di molte persone di uscire dalla frenesia a favore di uno sguardo più attento, “verde” e sostenibile nei confronti del pianeta ma anche della qualità della vita che stiamo spesso trascurando, perdendoci dietro questioni che non sono prioritarie ma pilotate da esigenze economiche e numeriche che quasi mai corrispondono a quelle umane da cui sarebbe sempre meglio partire. Poi è arrivata l’idea delle balene, ovvero di duettare con i suoni di queste creature marine che abbiamo missato e sonorizzato nello special del brano proprio per riempire ancora di più la canzone di senso e di ossigeno, elemento di cui queste creature sono fonte inesauribile, superando per ogni esemplare il quantitativo di “respiro” che producono mille alberi insieme.

Siamo tutti d’accordo che i bombardamento mediatico da social modifica la percezione di cosa accade all’umanità in senso generale; dove ci sta indirizzando il mondo dell’informazione veloce e compulsiva?

Rosita Ci sta indirizzando verso la totale assenza di empatia, affettività e spiritualità. La gente si è dimenticata da tempo che siamo fatti di “carne e Spirito”, così questo bombardamento mediatico corrotto e bugiardo ci sta accompagnando verso l’estinzione (meritata direi io). Non alimentare lo Spirito ci rende aridi e quindi anche fragili, si è perso il vero e nobile senso della vita.

Attilio Questa informazione non più libera e finalizzata a raccontare ma a far comprare o creare consensi e voti ci indirizza dove vuole, ovvero a trascorrere le nostre giornate sui monitor il più possibile, trasformandoci in comodi compratori compulsivi di cose, oggetti, like e opinioni. La cosa che mi atterrisce di più è come grazie al dibattito sui temi più importanti riescano ormai a dividere tutti in buoni e cattivi distogliendo totalmente il focus sul problema reale. Basti pensare a quello che sta succedendo con Israele e Palestina, nessuna azione contro la guerra ma milioni di polemiche su chi sta con chi mentre muoiono persone su persone. In altri anni ripudiavamo, soprattutto noi artisti, qualunque guerra adesso la giustifichiamo per non sentirci di una squadra o di un’altra, siamo TeleComandOpinionati e ci occupiamo più della “domenica sportiva” della vita che della partita che riguarderebbe noi. Non so se sia una metafora chiara ma siamo diventati tutti giudici senza toga né coscienza. Sempre più gente fugge dal confronto reale e allora come nella canzone viene voglia di staccare la connessione per un po’ e goderci la fetta di pianeta ancora in pace che ci rimane dal vivo e dal “vero”. 

Dramma e leggerezza, quanto e cosa una canzone può spostare nelle coscienze se affronta temi umani tanto dibattuti quanto disattesi come quelli del vostro singolo?

Rosita Non lo so. Però il mio compito è quello di raccontare la verità, poi che si faccia attraverso un dibattito, una protesta o una canzone va bene lo stesso.

Attilio A me è successo e nel mio piccolo seguo i miei esempi. Ci riuscivano Rino Gaetano, Celentano o Lucio Dalla, artisti che non si sono accontentati di un ritornello ma che nelle canzoni mettevano temi che riguardavano tutti, parlandone con umanità onesta e a volte cruda, con poesia. Credo ci sia molto bisogno di questo, io quando incontravo queste riflessioni cambiavo la mia visuale sul mondo perciò mi piace pensare che con questa canzone sia possibile aprire una visuale su un mondo diverso dal supermarket della musica che propone solo gioia spicciola ripiena di marchi e loghi. Credo che molti siano un po’ stanchi di trovare un contasoldi o una boutique  dentro ogni  playlist. 

“Clandestini”, parola e metafora che delimita una umanità sconnessa e alienata. Ma ci fa incrociare un altro grade tema dell’attualità, quello dell’immigrazione: Come vi ponete di fronte quest’altra dolorosa realtà?

Rosita Oggi “clandestini” lo siamo tutti senza accorgerci. Io so perfettamente che clandestina sono, sono una clandestina disobbediente civile. Non mi riconosco, come essere umano, in questa società senza regole etiche, non più volte al benessere collettivo e universale. Senza rispetto per tutto il Creato che comprende OGNI forma di vita, anche quella di un moscerino. La parola d’ordine oggi è “profitto”. Tutto si regge sull’avidità di pochi che gestiscono i molti e dei molti che si piegano per pigrizia alle regole dei pochi. Siamo oramai più aridi di un campo coltivato col glifosato (erbicida notoriamente cancerogeno), fatto sta che non sopporto più le lamentele di ognuno, imputando sempre al prossimo la responsabilità di ciò che ci accade. Siamo tutti complici, ognuno nel suo piccolo o grande che sia. Dipende da me la mia felicità o infelicità, né dal governo, né dai poteri forti, perché io faccio la differenza e un atto politico ogni volta che pago per un acquisto, finanzio qualcosa. Ecco perché il vittimismo mi dà fastidio, perché è la maschera di puro egoismo collettivo.

Attilio Sapevamo che usare la parola clandestini avrebbe potuto dare spunto a una riflessione e la domanda lo dimostra. Credo che la chiusura del mondo sia un’utopia, dovunque sono stati messi muri ai confini c’è una guerra e dalle guerre si scappa, si scappa da chi ti fa la guerra. Anche da noi se l’economia fa la guerra al sogno  bisogna scappare verso il sogno, verso il possibile che è il contrario della morte. In questo senso siamo tutti clandestini, preferiamo l’incognita del mare alla certezza di chi ci vuole schiavo in qualunque forma. La nostra fortuna è che lo siamo ancora in senso metaforico ma da essere umano cerco di empatizzare con chi è costretto a scegliere questo crudele gioco nella realtà, non posso giudicare ma comprendere e accogliere l’idea di accogliere, anche se è più difficile e richiede un’umanità più complicata. Siamo tutti clandestini, lo era Ulisse, lo è stato qualche nostro nonno dentro navi elefante che andavano in America o in Australia un secolo fa, se migliorassimo la vita in altri luoghi nessuno fuggirebbe dal posto che ama. Credo che sia sempre l’amore la cura e il mondo lo sta gridando sempre più forte. 

Attilio Fontana, ci racconti l’evoluzione del lavoro svolto, sia nella stesura del testo che nello stile musicale

Come accennavo in tutto il progetto c’è molto di Rosita, ci siamo confrontati tanto sul testo, sul senso del messaggio, sul video che abbiamo ritardato di settimane, cambiandolo fino alla fine insieme a Martina Zena che ne ha curato la parte di animazione. Per me è stato davvero costruttivo e mi sono fidato molto della sensibilità di Rosita e anche della sua visione artistica ancora più ossessiva della mia. Di solito sono abituato a prendere decisioni in solitaria o a guidare sui progetti ma in questo caso ogni elemento che arrivava da Rosi è stato costruttivo e sono veramente molto contento del risultato finale. Abbiamo cristallizzato un pezzo di vita dentro questo brano e mi piace l’idea che sia una polaroid che quando la rivedi, o in questo caso la risenti, contenga in maniera totale e completa il dna di entrambe le nostre voci e visioni. Per la composizione della  musica questo è l’ennesimo incontro con Franco Ventura con cui collaboro e scrivo da tanti anni e Diego Calvetti con cui ho prodotto il mio primo album “A” e con il quale è stata una gioia trovare un’occasione per collaborare nuovamente. 

Rosita, cosa l’é piaciuto in particolare fin da subito del lavoro svolto da Attilio.

Tutto. Ho grande stima di Attilio come artista e come uomo. Non lo dico perché siamo amici, ma non potrei avere amici distanti da questa immagine. È un uomo d’altri tempi con garbo e semplicità, cose assai rare in un uomo dopo Cary Grant. Attilio è onesto nell’animo e così anche la sua meravigliosa compagna Clizia e non potevano che realizzare una famiglia sana e pulita con due bambini speciali.

Esiste in musica una biodiversità da salvaguardare?

Rosita La parola “bio” è abusata come le parole “consapevolezza, etica, mindfulness” etc. etc. e quando le parole vengono svuotate dal loro vero significato, diventano business, manipolazione, così non mi piacciono. Comunque da salvaguardare c’è sempre la stessa cosa: l’Anima! …ma ho paura che per molti sia già stata venduta!

Attilio Aggiungerei la sincerità. Ogni genere musicale e ogni artista merita il suo spazio come ogni creatura nel mondo. Sono di questa idea, viva la diversità, l’importante è che ci sia una sincerità compositiva e non solo furbizia e strategia.  

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