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‘HEY HEY RISE UP’, IL GRIDO DI LIBERTà DEI PINK FLOYD

Pubblicato poche ore fa il nuovo singolo è legato a una raccolta fondi di beneficenza per il sostegno all’Ucraina

di Davide Iannuzzi

Pervasivo e strutturale il tema della guerra ha ispirato due degli album più sublimi dei Pink Floyd quali ‘The Wall’ e ‘The Final Cut’. Ma quella era un’altra band, guidata dal genio creativo Roger Waters, narratore di fatti autobiografici filtrati nel gusto estetico della metafora e di una inconfondibile e sensoriale, quanto psichedelica fruizione d’ascolto. Il sogno collettivo di milioni di fan per l’agognata e più che mai insperata reunion ora si avvera, almeno parzialmente. I Pink Floyd, rimasti in due dopo le irreversibili e storiche vicende legali con Waters e la morte di Richard Wright avvenuta nel 2008, tornano con un nuovissimo brano intitolato ‘Hey Hey Rise Up’ pubblicato allo scoccare della scorsa mezzanotte, ancora una volta ispirati dai racconti di guerra.

Ma il versante bellico questa volta si sposta sulla più cruda attualità, come il leader e chitarrista David Gilmour ha modo di esprimersi: “Noi, come molti altri, stiamo provando la rabbia e la frustrazione per questo vile atto in cui un pacifico e democratico Paese indipendente viene invaso e la propria gente uccisa da uno dei più grandi poteri del mondo”.

David Gilmour e Nick Mason in uno scatto del del 2014

Registrato il 30 marzo il nuovo singolo vede la presenza in studio di David Gilmour, Nick Mason e il bassista Guy Pratt, con Nitin Sawhney alle tastiere e la performance vocale di Andriy Khlyvnyuk della band ucraina Boombox. La voce di Andriy è in realtà l’estrapolazione di un suo post Instagram che lo immortala mentre canta ‘Oh, The Red Viburnum In The Meadow’, brano ucraino folk di protesta scritto durante la prima guerra mondiale e diffuso in tutto il mondo durante lo scorso mese come dissenso espresso nei confronti dell’invasione russa in Ucraina.

Gilmour aggiunge a proposito del brano : “spero riceva vasto supporto. Vogliamo raccogliere fondi per beneficienza e alzare il morale. Vogliamo mostrare il nostro supporto e dimostrare che gran parte del mondo pensa che sia totalmente sbagliato invadere un Paese democratico indipendente”. Stilisticamente insolita al primo ascolto la composizione converge verso la riconoscibilità del marchio Pink Floyd nel lungo e struggente assolo di David Gilmour, tentativo di recupero di lontane evocazioni oniriche, ormai soppiantate dal dolore di cronaca.

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