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FRANCO E CICCIO, RICORDO SEMPRE VIVO CON VINCENZO E GIOVANNI

“Franco e Ciccio al contrario 2.0” è lo spettacolo dei comici Vincenzo Bonanno e Giovanni Nicoletti in ricordo dell’indimenticabile coppia siciliana, in un travaso di purismo e rinnovata modernità. Nell’intervista che segue i due attori spiegano i segreti di un’epoca che ha detto molto ma non ancora tutto

di Davide Iannuzzi

Saranno stati pure gli anni del B Movie ma i settanta portano con se un irripetibile ricordo per la comicità italiana. Mattatori in tv e in teatro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia hanno realizzato le fortune di molti produttori cinematografici italiani che hanno puntato sul grande schermo di seconda fascia, quello delle sale d’essai e parrocchiali dove era possibile riscoprire una comicità più pudica per le famiglie, basata prevalentemente sulla mimica dell’attore. Il ricordo della popolare coppia di comici siciliani è stato negli ultimi anni rispolverato nello spettacolo teatrale “Franco e Ciccio al contrario” dove Vincenzo Bonanno nei panni di Ciccio Ingrassia e Giovanni Nicoletti in quelli di Franco Franchi fanno rivivere il principiò attivo di quell’humor dal sapore un po retrò ma con rivisitazioni perentorie che scaturiscono da un progetto concettuale. Parliamone con Vincenzo e Giovanni, e con il loro regista Danilo Ronzi.

Franco e Ciccio al contrario, quale è il senso di questo titolo?

Vincenzo: E’ un progetto nato 3 anni fa da un’idea mia e del regista Francesco Ventura. Un modo per indurre il pubblico a chiedersi appunto cosa possa significare, quando poi ci si accorge che in realtà sono i nomi al contrario. Abbiamo fatto già due edizioni.

Da questo spettacolo ne è nato anche un cd?

Vincenzo: Si, è prodotto Maurizio Castagna e uscirà tra pochi giorni.

Uno spettacolo quindi che genera altre iniziative trasversali..

Vincenzo: Si, infatti è in preparazione anche un videoclip sul tema della salvaguardia delle coste.

Come vi siete conosciuti?

Vincenzo: Ho conosciuto Giovanni nel teatro dove recitavo. Francesco Ventura mi chiese di elaborare un’idea, che proposi poi al Bagaglino quando lavoravo con Pingitore. Mi chiese di trovare un attore che potesse interpretare Franco Franchi e lui, a fronte di questo mi avrebbe ceduto il progetto e messo a disposizione il teatro, oltre a curarne la regia. Così chiamai il mio manager che mi propose appunto Giovanni Nicoletti.

E dunque fu una vera e propria audizione..

Giovanni Nicoletti: Si fu un’audizione. Io non ci volevo andare. perché in molti provini fatti mi veniva detto che assomigliavo troppo a Franco Franchi e che quindi non potevo interpretare parti drammatiche. Ero demotivato al pensiero che sarei stato scartato ancora. Sono stato molto penalizzato agli inizi, anche se ho lavorato molto a canale 5 e fatto anche una pubblicità, quella della Toyota Avensis nei primi anni 2000. Così conobbi Vincenzo, che assieme a Francesco Ventura mi tenne sotto torchio per circa un’ora e mezza, facendomi tirar fuori tutto quello che avevo nella valigia del mio repertorio. Doveva essere un provino di dieci minuti ma durò circa un’ora e mezza.

Ti eri già cimentato in passato nella parte di Franco Franchi?

Giovanni Nicoletti: Si, interpretai questo ruolo in lontane esperienze da animatore, ma non avrei mai potuto interpretare completamente questo ruolo, magari in un film, proprio perché mancava l’asso della coppia. Questo mi ha portato per molto tempo ad accantonare questo sogno.

Però in qualche modo sei riuscito ad aprirti un varco in televisione..

Giovanni Nicoletti: Partecipai all’edizione del 97′ di La sai l’ultima presentata da Jerry Scotti e Natalie Estrada. Non vinsi per un solo punto. Mi dissero “sei un cavallo di battaglia”, ma poi per circa dieci anni abbandonai questa attività che al momento non poteva darmi una sicurezza economica.

Che tipo di lavoro svolgevi?

Giovanni Nicoletti: Essendo sposato e padre di due bimbe mi piegai al lavoro facendo di tutto, dalla manovalanza al giardinaggio e alla panetteria. Ma ormai da due anni svolgo soltanto l’attività di attore. Lo faccio con la massima tranquillità e passione. Viva Franco Franchi e Ciccio ingrassia.

Vincenzo Bonanno: E’ bello ricordarli. Ci hanno regalato un ventennio bellissimo

Possiamo dire che la comicità nel frattempo sia cambiata. Cosa ti ha convinto Vincenzo che era arrivato il momento di riportare in auge la coppia Franco e Ciccio?

Vincenzo Bonanno: Per me la comicità vera è quella reale, fatta di scenette pulite, per le famiglie , per i bambini. La comicità basata sull’inflessione triviale è superata, è andata bene per un periodo ma ormai ha fatto il suo tempo.

La vera trasgressione è dunque non dire parolacce?

Giovanni Nicoletti: Assolutamente si. Infatti Franco e Ciccio sono stati gli ultimi della non volgarità. E noi saremo i primi della non volgarità della rinascita, ma non ne siamo gli untori, ah, ah.

Vincenzo Prima di questo progetto di cosa ti sei occupato?

Vincenzo Bonanno: Ho fatto parecchia tv. Poi ho lavorato con registi come Tornatore e Benigni, ho lavorato per un episodio di Montalbano.

Il vostro spettacolo ha anche un regista. Vogliamo presentarlo?

Vincenzo Bonanno: Si è Danilo Ronzi

Danilo Ronzi: Essendo stato fin da bambino appassionato di cinema, in particolare di commedia e Western Franco e Ciccio negli anni settanta sono stati tra quelle realtà che hanno fatto le fortune di molti produttori delle sale di seconda fascia e delle sale parrocchiali, erano prodotti adatti alle famiglie. La dismissione di queste sale ha provocato anche un abbandono progressivo di questo tipo di produzione. Ma ci rimane un grande background. La televisione moderna ha poi inserito una comicità più aggressiva, al punto di non saper esser più divertente.

Il regista Danilo Ronzi

Cosa ti fa ridere invece della comicità moderna?

Danilo Ronzi: In particolare due film Benvenuti al sud e Cetto La qualunque, quest’ultimo si con alcune parolacce, ma Albanese ha uno spessore comico talmente sopra le righe e surreale che qualche parolaccia in più ci può stare. Ma la maggior parte dei comici moderni sono più che altro dei caratteristi, In questo contesto il progetto su Franco e Ciccio molto anni settanta, e funziona.

Parliamo dell’alchimia della coppia, in cosa consiste la vostra intesa come coppia?

Giovanni Nicoletti: Prima di tutto una fratellanza fra noi due, più che una semplice amicizia. Ogni problema che incontriamo lo risolviamo subito. A volte si litiga ma poi ci dimentichiamo di tutto in una frazione di secondo. Siamo continuamente in contatto per discutere ogni minimo dettaglio del copione. Gli sketch poi vengono controllati da Danilo, che è dotato di grande ironia, anche lui.

Danilo Ronzi: Io non sono un vero regista teatrale, ma avendo aiutato Francesco Ventura a metter su questo spettacolo e avendo un background televisivo legato alla situation comedy insieme riusciamo a caratterizzare gli sketch con dei retrogusti come dicevo, anni settanta. Ad esempio c’è una situazione in cui Gianni sembra ricordare Bombolo, oppure Vincenzo che si lancia in sofismi con velleità da scrittore. Situazioni che i veri Franco e Ciccio non hanno sperimentato, perché non era la tipologia più consona per quel tempo. Quindi lo spettacolo presenta una situazione di tipo teatrale più fedele ai reali Franco e Ciccio e una situazione tipicamente televisiva, più sganciata dai due comici originali.

Quale è il vostro piano di studio basato sugli sketch di Franco e Ciccio?

Giovanni Nicoletti: Per quanto mi riguarda il menù studiare la storia di Franco Franchi. Ad esempio lo sketch di apertura “core ingrato” era il cavallo di attaglia di Franco e Ciccio che presentarono per la prima volta in teatro a Palermo. C’era l’orchestra che inseguiva la loro mimica, mentre nel nostro caso siamo io e Vincenzo a inseguire l’orchestra. E’ un esercizio impegnativo, perché l’orchestra non è reale ma registrata, quindi, non potrà mai instaurarsi un rapporto di reciproco aiuto improvvisando o cambiando alcune cose. Un vincolo inevitabile. Il sincronismo tra mimica, musica e rumori deve essere perfetto.

A proposito di Franco Franchi oltre la sua singolare mimica cosa ti ha colpito ancora di lui?

Giovanni Nicoletti: La sua vena drammatica. Fece teatro drammatico in siciliano e cantava in siciliano canzoni popolari così come le cantava Domenico Modugno. Ma questo suo singolare lato artistico è stato totalmente sommerso dal registro comico, anche per il successo che ha poi avuto.

Vincenzo, hai mai temuto che il dopo Covid potesse far registrare un calo di interesse collettivo per il teatro?

Vincenzo Bonanno: No! Quando abbiamo deciso di fare la seconda edizione teatrale, Franco e Ciccio al contrario 2.0 dopo il covid nel mese di luglio abbiamo registrato il pienone. Evidentemente la gente era anche molto stanca di restare in casa per tanto tempo. Per un’ora e mezza il pubblico si è divertito e ha dimenticato la tragica pandemia.

Giovanni Nicoletti: Confermo! Abbiamo un anti Covid efficace, si chiama Franco e Ciccio al contrario. Immunità di gregge con la comicità.

Possiamo anticipare quali saranno le prossime date al teatro?

Vincenzo Bonanno: Le pubblicheremo sulla nostra pagina ufficiale Facebook

Alla fine di ogni spettacolo che sensazione prevale in voi, quella che nel pubblico rimanga l’essenza di Franco e Ciccio oppure di Vincenzo e Giovanni?

Vincenzo Bonanno: L’essenza di Vincenzo e Giovanni con il ricordo di Franco e Ciccio.

Giovanni Nicoletti: E’ per questa sensazione che il pubblico ci ripaga ringraziandoci dopo ogni spettacolo.

Un ringraziamento speciale a Vincenzo Oddi

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