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JACOPO RATINI E GLI ABBRACCI CHE TOLGONO IL SONNO/INTERVISTA

L’artista racconta nel suo recente singolo la chimica del sonno e dell’amore attraverso una dicotomia che potrebbe essere normale

È uscito venerdì 16 giugno in radio e su tutte le piattaforme digitali “Dormire abbracciati”, il nuovo singolo di Jacopo Ratini, che analizza un tema delicato per molte coppie: dormire abbracciati o separati durante la notte? Il protagonista della canzone evidenzia il bisogno, per alcuni, di ritagliarsi il proprio spazio vitale per riuscire ad addormentarsi. Ma poi c’è l’altro emisfero che non rinuncia allo scoambio fisico ed emotivo di un abbraccio notturno. L’artista ci guida in questo spaccato di umanità ancora tutta da scoprire.

Dormire abbracciati”, il tuo nuovo singolo, affronta, in modo ironico un argomento sicuramente complicato per tante coppie. Cosa ti ha spinto a scriverci una canzone e soprattutto tu a quale categoria appartieni?

Io appartengo alla categoria di quelli che non riescono assolutamente a prendere sonno quando sono abbracciati. Infatti questa è una canzone autobiografica. L’ho scritta perché ho sempre avuto una certa difficoltà a spiegare a chi dormiva con me che per addormentarmi dovevo necessariamente avere a disposizione una parte del letto completamente libera. I baci, gli abbracci e le carezze prima di dormire ma per riuscire a prendere sonno, zero contatto fisico né invasione di spazio. Perciò, per rendere pubblica questa mia particolare esigenza, ho deciso di condividerla attraverso una canzone.

Cosa significa per te essere “radiofonici” oggi? È necessario esserlo, e secondo te i tuoi brani lo sono? 

Essere radiofonici significa avere un tipo di sound e di linguaggio in linea con quelli dei grandi network delle radio. Parliamo, quindi, di canzoni che abbiano un certo tipo di suono, delle parole chiave forti, un linguaggio contemporaneo, fresco ed originale, ed una specifica durata in termini di minutaggio.
Io, nel mio repertorio, ho sia brani più introspettivi che altri più apertamente radiofonici. 

Porti avanti un’accademia di songwriting, cosa dici più spesso ai tuoi allievi che vogliono intraprendere questa carriera?

Di prepararsi a combattere, perché il mondo musicale di oggi è una vera e propria arena. Una giungla in cui bisogna imparare a muoversi. È importante sapere scrivere canzoni ed essere preparati tecnicamente su molteplici aspetti artistici, ma allo stesso tempo, per provare ad emergere, bisogna avere ancora più fame, ambizione e tenacia di quando ho iniziato io, quindici anni fa. Con l’Accademia del Songwriting cerco di preparare i miei allievi su entrambi i fronti: sia quello artistico e creativo, sia quello del music business.

Su questa panchina” è sicuramente uno dei tuoi brani più conosciuti. Ti aspettavi di presentarla dal palco dell’Ariston durante il Festival di Sanremo?

Sinceramente non mi aspettavo di entrare a Sanremo con quel brano, forse perché venivo dalla popolarità di un brano completamente differente come “Studiare, lavoro, pensione e poi muoio”. Allo stesso tempo non mi sarei mai aspettato che dopo tredici anni, “Su questa panchina” sia ancora un brano così ascoltato, condiviso e utilizzato come musica nelle storie e nei reels di Instagram e TikTok. Sicuramente il video su YouTube in cui la canto insieme ad Ultimo (quando era Niccolò Moriconi e non ancora Ultimo) ha portato una nuova ondata di popolarità al brano tra il pubblico della generazione zeta. “Su questa panchina” è sicuramente una canzone che mi ha portato e che mi porta tutt’ora molta fortuna. 

Hai altre passioni oltre la musica?

Leggere, guardare film, podcast e documentari, camminare e mangiare dolci. 

Chiudiamo con un invito ai tuoi ascoltatori

Ascoltate e condividetene tutti!!! 😊

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