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MUSICA E TV, COSÌ VICINI COSÌ LONTANI

“Via dei Matti n. 0″ un fiore nel deserto. Ma il talento di Bollani non basta a contrastare il risucchio nel vortice dei format omologati

di Paolo Marra

Diciamo la verità, la divulgazione musicale non é proprio il fiore all’occhiello della televisione pubblica. Ultimo avamposto ai confini della realtà generalista del servizio pubblico rimane Rai 5 che però paga una programmazione spesso confusionaria, senza un file rouge tematico nel quale il povero spettatore passa da un’opera di Stravinskij al documentario in inglese con sottotitoli in italiano dedicato a Bob Dylan. Il più delle volte l’intero corollario di interviste, filmati e speciali in onda sul canale “dedicato alla cultura” assomiglia a una sequenza trasmessa in loop, ormai da diversi anni, in orari inaccessibili per chi non fa parte della ristretta schiera di sonnambuli incalliti.

Sono ormai sbiaditi i ricordi di “Ghiaccio Bollente” con alla conduzione Carlo Massarini – da non confondere col format trasmesso attualmente “nella notte di Rai5″ di cui rimane laconicamente solo il nome- e “Variazioni sul tema” di Gegè Telesforo. Trasmessi puntualmente nella fascia della terza serata- il primo addirittura dalla mezzanotte alle cinque- si distinguevano nella massa informe dell’etere per l’approfondimento ragionato, sagace e mai scontato- anche se con differenti registri- grazie a quella conduzione in bilico tra estro, qualità e competenza non dissimulata in grado di raccogliere il consenso dello zoccolo duro degli emarginati della TV in deficit di cultura musicale convergente. Sul perché i summenzionati programmi siano stati chiusi – salvo repliche- o comunque non sia stata contemplata la necessità di sostituirli con progetti, se non di altrettanto spessore, almeno di modesta fattura rimane un mistero la cui risposta viene costudita da dirigenti insipienti di quello che dovrebbe essere servizio “pubblico”.

Allora non ci resta che affidarci all’istrionico Stefano Bollani con “Via dei Matti n. 0″ in onda su Rai3, un condensato di 25 minuti- dalle 20.20 alle 20.45- dei precedenti slanci televisivi di qualche anno fa del pianista e showman “Sostiene Bollani” e “L’importante è avere un piano” rivisti in salsa familiare- ad accompagnarlo nella veste di conduttrice e cantante la moglie Valentina Cenni, poliedrica artista divisa fra teatro, danza, cinema e canto. Un programma variegato e di qualità che riesce a mettere d’accordo tutti con la giusta dose di leggerezza, dai neofiti agli esperti, dall’allievo all’insegnante per finire alle famiglie all’ora di cena. Alla fine non poteva essere altrimenti, se non altro per la presenza di quell’artista dal facile humor al servizio dell’infotainment di largo respiro, memore di Carosone, che sa e vuole essere Bollani capace di incastonare pillole facilmente digeribili di storia e teoria musicale tra ospitate- i soliti conosciuti e qualche sorpresa- riletture di standard jazz e canzoni pop, composizioni classiche e rifacimenti ritmati di brani della cultura musicale sudamericana. Tutto con allegra improvvisazione ma soprattutto con la convinzione di raccontare senza annoiare, per dare un senso compiuto al già detto o ascoltato.

Finalmente una boccata di ossigeno a salvarci dall’asfissia per eccesso di superficialità a basso costo culturale propinata troppo spesso attraverso il mezzo televisivo. Tutto bene sembrerebbe, se non fosse ormai consolidata l’opinione di guardare a questo tipo di programmi come a un’eccezione alla regola nel panorama televisivo italiano. Il format striminzito in termini di durata del programma condotto da Bollani certo non aiuta a smuovere tale convinzione dando luogo all’effetto contrario di enfatizzarla. Sarebbe un segnale importante da parte delle reti pubbliche, con il mondo dello spettacolo fermo a guardare i bauli esposti nelle piazze in attesa di eventuali riaperture, evidenziare il ruolo della musica come forma di sapere e non solo di intrattenimento sostituendosi ai luoghi deputati a tale scopo con una programmazione intelligente e differenziata per quanto riguarda artisti, contenuti e orari che possa superare l’esclusività del prime time. Solo così si potrà sottrarre finalmente la divulgazione musicale in TV allo status di eccezione a regole finalizzate ai grandi numeri di share in nome di una mera strumentalizzazione mediatica.

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