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“Pura come una bestemmia”

Rossella Seno – Azzurra Music

di Davide Iannuzzi

Lungi dall’essere arrogante blasfemia e irriverente provocazione al comune senso della fede “Pura come una bestemmia”, il disco della cantattrice Rossella Seno – uscito a fine marzo per Azzurra Music – suona come un accorato appello al cuore, una preghiera destinata ad “anime e coscienze” sensibili, una supplichevole richiesta di impegno individuale e collettivo a non abbandonare la lotta per liberarsi dalle catene di quella perversa schiavitù che l’umanità e stata capace di inventare, fino a rendere se stessa ostaggio dei temi irrisolti dell’immigrazione, della sopraffazione dei più deboli, dell’ambiente deturpato dagli impietosi effetti dello sfrenato consumismo.

In questo l’artista, che si ritrae in copertina (realizzata da Moby Dick, apprezzato street artist ambientalista e animalista) nella provocatoria iconografia del nudo avvolto di sola innocenza e immolato su una croce, stabilisce l’inamovibile paradigma con la figura della vittima sacrificale, accompagnando l’ascoltatore nel racconto di un vangelo post moderno popolato di storia, antistoria e cronaca dei nostri giorni. La metafora messianica si dissolve nella principale musa ispiratrice che lega le 13 tracce del disco, quel filo rosso chiamato Simona Kossak, biologa dei tempi moderni affrancata come ‘diversa’ o strega, perchè impopolare rispetto alla collettività fu la sua scelta di vivere per trent’anni in una foresta in simbiosi con la natura. Su questa complessa figura femminile nasce il brano “La chiamano strega” fatto di essenze irlandesi firmato dal poeta Michele Caccamo, conosciuto nel mondo arabo come “il poeta della fratellanza” e musicato da Massimo Germini, veterano chitarrista già al fianco di Roberto Vecchioni.

Il concept dell’album è ben riconoscibile dalla dicotomica funzione della cover che ingloba la title track – che ritroviamo a chiusura del disco nell’evocativa “Puri come una bestemmia” – e la figura retorica della strega che si compie nella già citata “La chiamano strega” posizionata poco oltre la metà del disco. Un gioco di continui richiami al tema di base che non obbedisce alla circolarità di una sequenza di ascolto pianificata. Il tema della disobbedienza si mescola così a quello dell’etica e della giustizia nel dolore declamato in rime nella bellissima “Gli occhi di Stefano” (musica firmata Piero Pintucci), scheggia nel cuore e vuoto incolmabile di un’umanità che non dimentica la figura e la vicenda di Stefano Cucchi.

Il pathos vocale dell’artista veneziana si esalta nelle costruzioni melodico-armoniche intessute dai firmatari del progetto che comprendono – oltre i già citati Michele Caccamo e Massimo Germini – Pino Pavone (firmatario di una buona parte della discografia di Piero Ciampi), Matteo Passante, l’Autore e chitarrista Lino Rufo, inseparabile compagno di palco nelle performances di Teatro Canzone di Rossella Seno e Federico Sirianni.

Un prodotto cristallino che sa omaggiare la miglior tradizione cantautorale italiana nelle impeccabili “La ballata delle donne” (voce maschile di Mauro Ermanno Giovanardi) fortemente connotabile allo stile di De Andrè e “Ascoltami o signore”, inno degli sconfitti firmato da Federico Sirianni, di più vaga estrazione gucciniana.

Completano il puzzle i restanti brani da ascoltare tutto d’un fiato, tra marce, filastrocche e ballate di familiare riconoscibilità e forte impatto emotivo. La prova discografica di Rossella Seno, che si lascia alle spalle un lungo percorso artistico fatto di Cinema, Televisone e Teatro opera un significativo recupero di linguaggi e tradizioni musicali parzialmente sommerse che meritavano di essere nuovamente dissodate e preparate a nuovi germogli. Un lavoro che può essere racchiuso nel concetto di ‘purezza’, quella cristallina che non ammette troppe interpretazioni di significati, lontana da ogni sua accezione retorica. Come nella premessa di base contenuta nella prima traccia “Mare nostro” sospesa in un tema tensivo e modale; “…tu che sei più giusto della terra ferma…”.

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