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VALANGA LAZIO, L’ATALANTA AFFONDA

A quattro giorni dalla sconfitta in Coppa Italia contro gli implacabili di Bergamo la compagine di Simone Inzaghi ne fa ancora tre e manda la dea negli inferi

Vedat Muriqi.

di Massimiliano Bosco

La Lazio batte 3 a 1 l’Atalanta. L’Aquila romana manda la dea a fare shopping per le vie di Bergamo, 3 pere al mercato ortofrutticolo e Inzaghi sbanca il Gewiss Stadium e lo fa con una partita perfetta. Finalmente trova le misure corrette per affrontare il Gasp che con un Gulp sussurrato non può che rimanere impietrito al gol di Adam Marušić, un’invenzione alla Archimede Pitagorico, tanto per rimanere nell’iconico mondo dei fumetti, che gli permette di disegnare un semicerchio perfetto che si insacca sotto il sette alla sinistra di Gollini.

Inizio dunque con il botto, la Lazio fa giocare (male) i nerazzurri e riparte con contropiedi fulminei, vedi il secondo e terzo gol. A proposito, Muriqui è a 2 reti nelle ultime 2 partite. Questa è una caratteristica di quest’anno, soprattutto quando gioca con squadre di alta classifica lascia l’impostazione alla squadra avversaria, si mette dietro la linea della palla non consentendo spazi di inserimento per poi ripartire in contropiede, è una logica che consente alla Lazio di non correre troppi rischi, vedi derby, e di utilizzare al minimo le energie perché è la squadra avversaria ad avere il pallino, a dover pensare e a correre.

I biancocelesti non avevano giocato male neppure nella sfida di Coppa Italia, tenendo a mente che si erano trovati volutamente senza 9 titolari, facendo una scelta chiara e precisa nel considerare la partita di ieri più importante di quella di coppa.

Adam Marušić

Bene i titolari, sopra tutti Milinkovic e Radu, quest’ultimo mostruoso, si è ripreso la sua difesa al netto dei suoi 34 anni ed entra sempre più nella storia perché è il giocatore con più presenze in Serie A in biancoceleste, con ben 320 presenze.
Benissimo anche chi è subentrato, primo fra tutti Musacchio, il suo ingresso è stato caratterizzato da concentrazione, giocate semplici ma con personalità, per non parlare di Pereira e Muriqi.

Chi invece è entrato male è l’allenatore dell’Atalanta, il solito Gian Piero Gasperini. E’ entrato male in sala stampa con affermazioni fantasiose e frustrate, non gli va giù la finale persa con la Lazio e questo lo ha capito anche il suo farmacista che campa ormai sugli acquisti di quantità ingenti di Lexotan in gocce. Gian Piero ormai, dalla sera del 15 maggio, conosce a memoria tutto sul Lexotan, la formula chimica, il punto di ebollizione, l’emivita e la formula bruta o molecolare.

Insomma quel tocco di mano sul tiro, che per la cronaca sarebbe finito fuori, la cui deviazione lo fa carambolare sul palo ridando vita ad un pallone che senza quella spizzata avrebbe bucato lo stendardo con l’effige della Sora Lella in Curva Nord, sta diventando una sorta “ergodeTuroneerabono” per i romanisti.

Gasperini è un buon allenatore nell’Atalanta, non ha mai allenato squadre di alta classifica eccezion fatta per l’Inter, esperienza però che è da considerarsi fallimentare. Evidentemente non rientrano nelle sue capacità, di “grande allenatore” la gestione di piazze grandi e di pressioni diverse da quelle di una società di provincia. Poi non ha mai vinto nulla, ha partecipato giusto ad una finale di Coppa Italia appena un paio di anni fa persa all’Olimpico di Roma, contro la Lazio, ah già…

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