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BRADBURY E IL NOVECENTO DELL’ANTIREGIME

L’Autore di Fahrenheit 451 tra le celebrazioni di centenari del 2020, per non dimenticare il pensiero di libertà nella letteratura moderna

di Paolo Marra

Il 2020 ha visto, tra le diverse ricorrenze, anche il centenario dalla nascita di uno degli scrittori piu innovativi del genere fantascientifico, Ray Bradbury. Visionario, curioso e guidato fin da bambino da una passione insaziabile per i libri, lo scrittore americano ha affiancato, nel corso degli anni, alla carriera letteraria quella di sceneggiatore cinematografico. Tra i suoi libri ricordiamo “ Fahrenheit 451, “Io Canto il corpo elettrico”, “Il popolo dell’autunno” e “Paese d’ottobre”.
Rimarrà per anni contrario alla pubblicazione dei suoi libri in formato digitale (salvo abdicare nel 2011 per la sola edizione in formato elettronico di “Fahrenheit 451”) probabilmente percependo nelle nuove tecnologie, dipendenti da esauribili fonti energetiche, un pericolo più devastante, per la sopravvivenza dei libri- e della conseguente fruizione del sapere- delle fiamme che distrussero l’antica biblioteca di Alessandria. Ed è proprio questa tragedia del mondo ellenico ad essere tra le principali fonti d’ispirazione per il suo capolavoro letterario “Fahrenheit 451″.

Il romanzo – pubblicato nel 1953, dopo il successo del volume “Cronache Marziane” – coniuga in maniera del tutto inedita la prosa al racconto di un futuro distopico, nella quale trovano spazio implicazioni sociologiche e politiche, ancora drammaticamente attuali. Negli Stati Uniti dei primi anni cinquanta segnati dalla caccia alle streghe, a seguito del maccartismo anti-comunista, “Fahrenheit 451″ si presenta come una lettura critica della moderna società massificata, una denuncia contro la sistematica censura attuata da regimi totalitari e perpetrata in dichiarate democrazie planetarie, incarnata, nel racconto, da invasati pompieri, che non spengono fuochi ma li appiccano, allo scopo di distruggere libri scovati nella case di cittadini, la cui unica colpa, è quella di voler conoscere, per sfuggire a un sistema che non contempla il pensiero libero.

Lo scrittore americano con il pretesto della narrazione fantascientifica si scaglia contro l’assuefazione consapevole al rifiuto della lettura come veicolo per conoscere meglio noi stessi e il mondo intorno a noi. Un rifiuto diventato apatia in alcuni, e odio in altri, tormentati da una conoscenza rivelatrice di menzogne e stereotipi creati ad hoc dalla propaganda mediatica, al fine di costruire una concezione semplicistica della realtà e del suo essere prospettica.
Il racconto distopico di Ray Bradbury è anche un elogio alla parola scritta come unica chiave per aprire una porta alla speranza: i sopravvissuti all’Apocalisse nucleare, nella parte finale del libro, sfuggendo uniti alla catastrofe, conservano parti di testi letterari di ogni epoca nella loro mente, diventando essi stessi copie viventi degli scrittori che furono: Aristofane, Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Byron, Gandhi, Macchiavelli, Lincoln, Platone, Jonathan Swift, Einstein… suggerendoci dopo quasi settant’anni il valore irrefutabile del sapere per costruire una società finalmente solidale nella lunga battaglia che ci attende contro un’epidemia globale, un’azione concertante indispensabile per “scavare la più grande fossa di tutti i tempi nel quale sotterrare la guerra…” l’indifferenza, il razzismo, le demagogie e l’odio.

Il contributo alla letteratura del ‘900 da parte di Ray Bradbury è stato quello, tra gli altri, di permetterci di guardare al futuro, diventato presente, attraverso la lente dell’occhio critico nei confronti di un sistema ormai ripiegato su stesso ricostruibile solo attraverso la divulgazione del sapere. Unica strada contro la paura della “fiamma” di un oscurantismo mai sopito.

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