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VITTORIO PENGUE: L’AUTORE DIETRO L’INTERPRETE

Dopo l’uscita di tre singoli l’artista nato a Salisbury (Gran Bretagna) inizia la produzione di un album. Il doppio profilo di Pengue, tra le cover di Enrico Ruggeri e il firmamento proprio, nell’intervista che segue

di Davide Iannuzzi

Sono in molti ad aver capito che il talento di Vittorio Pengue non si esalta semplicemente nei suoi applauditi tributi a Enrico Ruggeri. Dietro il talento si muove il progetto e ancor prima un background fatto di percorsi diversificati che si sommano, si sovrappongono oppure semplicemente si intersecano generando una fusione dei ruoli, di autore e interprete in un’unica entità. Il risultato finale è l’originalità, lo stile e la capacità di saper indicare con il dito quella Luna che può risiedere oltre le quinte del palco, oppure che si confonde tra le poltrone di una platea che ha fame di palpabili vibrazioni. Abbiamo incontrato l’artista di origine britannica Vittorio Pengue per parlare della dimensione ancora embrionale del suo album in lavorazione per la World Fonogram Records guidata dal producer e polistrumentista Francesco Daniele, ma anche per trovare nuovi spunti di sopravvivenza per la musica e gli artisti, ancora prigionieri nelle catene della pandemia. Che le luci del palco possano tornare ancora ad accendersi, per non sognare in solitudine

Dacci un’anticipazione del tuo nuovo album in preparazione..

Sì stiamo preparando un album con Francesco Daniele ci sono già dei brani che io ho scritto, ma poi ci siamo fermati perché da un anno a questa parte siamo usciti con tre singoli. L’ultimo è uscito a cavallo tra ottobre e novembre

Stiamo parlando de “Il re”?

Sì, “Il re” è l’ultimo, gli altri due sono “In un attimo” e “Il tempo” e devo dire che ci hanno dato grandi soddisfazioni perché siamo entrati nella classifica del MEI (classifica indipendenti ndr) e ci siamo rimasti per diverso tempo. Ma sicuramente la soddisfazione più grande é il riscontro positivo del pubblico.

E tale riscontro sembra che poi si estenda anche all’attività live..

Sì purtroppo anche su questo fronte ci siamo dovuti fermare per i noti accadimenti, pur avendo programmato circa 15 concerti, l’ultimo lo abbiamo tenuto il 22 ottobre al teatro di Telese Terme a cui ne sarebbero seguiti altri tra Modena, Verona e Bologna. Tutto questo ha causato dei rallentamenti anche sul fronte album che avevamo intenzione di far uscire in concomitanza dei live. Ma poi ci siamo attivati e in esclusiva posso dirti che mi hanno invitato a Macerata a tenere un concerto allo Sferisterio ad agosto, dove sarò solo con la band. Tutto questo è inevitabilmente il frutto maturato da questi tre brani di cui parlavo, che stanno andando molto bene.

Quindi adesso l’album è legato alla costruzione anche degli altri brani che credo siano in cantiere..

Assolutamente sì, tra qualche settimana assieme al mio Big Brother Francesco Daniele inizieremo a lavorarci su.

Come tanti anche tu sei testimone di una generazione che ha vissuto e cavalcato l’industria discografica, vivendone il passato e subendone i successivi mutamenti. Come ti rapporti con l’età moderna del digitale rispetto alla tradizione?

Se abbiamo aggiunto qualcosa lo dobbiamo proprio al nostro passato, agli eccellenti autori che abbiamo avuto anche in Italia. Bisogna anche ammettere che produrre musica oggi e molto più semplice. Rispetto al passato, entrare in uno studio e confezionare un prodotto discografico è sicuramente più semplice. Anche perché ci sono molte case discografiche indipendenti che operano nel settore. Una di queste è la World Fonogram Records con la quale io collaboro. Mi sento fortunato ad avere attraversato un periodo reso florido da molti autori italiani come lo stesso Ruggeri o De André. Posso dire di sentirmi parte di quel mondo.

Vittorio Pengue e il producer e compositore Francesco Daniele

A proposito di Enrico Ruggeri quanto questo consolidato legame incide sia nel tuo percorso autoriale più intimo e personale?

Quando abbiamo iniziato a lavorare sul progetto Enrico Ruggeri abbiamo ragionato molto sulle scelte nostre personali, sul nostro diverso modo di interpretare la sua musica. Questo riguarda soprattutto il discorso degli arrangiamenti. Non puoi limitarti scopiazzare l’autore in una sorta di copia e incolla. Pino Mango diceva che il brano devi farlo tuo, e nel momento in cui lo proponi deve diventare tuo. Solo in questo modo si riesce ad essere credibili. è la mia personale interpretazione di Enrico Ruggeri tiene conto di questa esigenza espressiva. In molti concerti mi è capitato di incontrare il pubblico a fine serata e alcuni mi hanno detto di non sapere che un determinato brano che avevo interpretato appartenesse al repertorio di Enrico Ruggeri. Quando si propone la propria versione di un brano di un altro autore bisogna tener conto del sottile equilibrio che inevitabilmente investe la tua performance. Un altro aspetto importante dei nostri spettacoli live e che al repertorio di Enrico Ruggeri aggiungo brani del mio repertorio, questo mi permette di entrare e di uscire dall’ artista e dalla dimensione di cover.

A proposito di arrangiamenti parliamo di questa Alchimia che si è generata fra tre te e Francesco Daniele. Quando si sceglie un compagno di viaggio devono esserci per forza delle forti affinità…

La mia collaborazione con Francesco Daniele è iniziata più di 20 anni fa. Abbiamo condiviso tanto. Quando scrivo non parto mai da un testo ma da una storia. Solo dopo aver capito che la storia può essere sviluppata posso trasferirla nel testo. Francesco ha la particolarità di saper entrare immediatamente nei meccanismi della storia e del testo. E lui riesce sempre a cogliere quello che io ho dentro e tradurlo in un brano. In questo è un grandissimo professionista. Non è facile mantenere viva questa alchimia perché in genere si diventa gelosi delle proprie idee. Grazie alla sua professionalità riusciamo ad essere sempre in controtendenza con il mondo artistico dove mantenere una sinergia per così tanto tempo, per oltre 20 anni è sempre più difficile.

Benché tu sia originario della Gran Bretagna finora hai citato autori come Enrico Ruggeri Fabrizio De André Pino Mango. In cosa risiede la tua ispirazione dal mondo anglosassone, percepito eternamente nell’immaginario collettivo come terra di conquiste musicali?

Cresciuto con la musica di David Bowie e Roxy Music posso dire di venire da quel mondo lì. . Ho sempre vissuto la loro musica immensa emozione perché quando usciva qualcosa di nuovo io avevo l’esigenza di raccogliere tutte le mie energie e le mie emozioni per vivere l’ascolto di quella musica come viaggi emotivi. Quelle penetranti emozioni mi hanno aiutato a solcare il percorso poi ho continuato a sviluppare. Sì ecco David Bowie e Bryan Ferry sono state le mie Muse ispiratrici.

In che modo queste Muse ispiratrici ti guidano ancora oggi?

Si inseriscono in quel modus operandi di cui ti parlavo. Partendo da un testo estrapolato da un racconto e poi mi accorgo di essermi immerso in un mondo, che con il dovuto rispetto verso questi artisti, ha dei forti punti di condivisione, ritrovando in esso connessioni, analogie e somiglianze.

In che direzione sta andando il ruolo frontman in un mondo cui figura appari sempre più spoetizzato dalla travolgente avanzata rap e trap?

Oggi si crea prima il personaggio e poi l’Artista. Ma l’artista non fa l’orario sindacale, l’artista è artista sempre. Se tu hai qualcosa dentro di te e riesci a portarlo su un palco, gestendo le tue ore assieme al tuo pubblico al quale racconti il tuo bagaglio di contenuti. Oggi vedo molti personaggi svuotati del loro essere artisti, della capacità di essere frontman capaci di accompagnare il pubblico nel proprio mondo, raccontando la propria verità, senza la velleità di poter raccontare una verità assoluta. La verità oggettiva che raccontano molti equivale a una vera e propria sentenza, e questo non permette al pubblico di entrare nel mondo dell’artista, avendo poi la possibilità di uscirne con naturalezza al termine dello spettacolo, continuando a percorrere la propria e strada e portando con se qualcosa del mondo artistico in cui si è entrati. Se riesci a fare questo hai vinto

Cos’altro è importante?

La scrittura. Fin da quando ero bambino la scrittura mi ha dato la possibilità di fermare l’emozione imprimendola su un foglio. Questo garantisce un futuro che non si sbiadisce, e soprattutto non trasforma la verità. Molto spesso scrivo da spettatore, nel senso che osservo ciò che accade e poi immagino delle situazioni. Scrivo ancora usando carta e penna, una magia che per me è una pura esigenza.

Tutto questo apre una finestra sul tema della distribuzione. Quali sono le caratteristiche vincenti che un’etichetta indipendente dovrebbe avere per dare valore aggiunto al mercato discografico?

Innanzi tutto capire se dall’altra parte c’è un artista o un personaggio. Non dovrebbe essere il dio denaro a indirizzare la distribuzione, sia quella del disco che della produzione live. In World Fonogram ho trovato un compagno di viaggio con cui posso confrontarmi, condividere e pianificare. Tutto questo è possibile perché dall’altra parte ci sono professionisti competenti di questo settore. Spesso il mercato è invece indirizzato da persone che si improvvisano. Il disco e il palco hanno dei naturali tempi di maturazione che vanno rispettati, considerando che non si deve mai smettere di studiare, di imparare e mettesi in discussione. Quando una casa discografica imposta il suo lavoro su questi parametri può dare valore aggiunto al mercato.

La pandemia da Covid-19 ha introdotto la cultura dello streaming nella fruizione del live concert. Credi in un futuro concreto per questa nuova modalità?

Assolutamente no. Abbiamo fatto un tentativo ma l’esibizione a distanza, non genera una vera e propria iterazione fra musicisti, per non parlare dell’assenza del pubblico con il quale puoi avere uno scambio. Dietro un teatro per concerti c’è sempre una storia e una tradizione. Lo streaming non tutela l’identità di questa tradizione, che non si può sostituire.

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