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ALBERTO MARCHETTI, IL MARINAIO CHE NAVIGA CONTROCORRENTE

Uno scenario pregno di storie e colori dipinto da un musicista che crede nei valori della musica e li rivendica. Mediafrequenza incontra l’autore di “La musica dell’onda”

di Davide Iannuzzi

Quando un musicista impugna il coraggio di rischiare non esistono turbolenze incontrastabili, ne traversate impossibili. L’onda della creatività accompagna dolcemente a riva frammenti di tradizione, essenze di storie, custodite nel guscio del mistero, quello che solo i marinai navigati e sapienti sanno schiudere come ostriche di rara fattura. E “La musica dell’onda”, il nuovo disco di Alberto Marchetti uscito lo scorso 22 maggio, giunge a riva con in dosso l’odore di un lungo viaggio iniziato molto tempo fa e forse non ancora terminato. Storie scandite da rime baciate e pennellate di cultura popolare si fondono alla complessità di arrangiamenti eleganti e moderni, impreziositi da una commistione di essenze che isola ed esalta ogni singolo retrogusto tanto da far sfuggire l’articolato mosaico alla mera catalogazione di genere. Una sapiente intessitura che unisce i fili della musica folk con il jazz spingendosi verso il rock concettuale, quello il cui ascolto nella tradizione prog risponde all’esigenza del viaggio interiore, da iniziare e portare a compimento senza interruzioni. E forse risiede proprio nella riscoperta della capacità di ascoltare, la ragione dell’incontro con l’autore di un disco così multiforme e comunicativo, capace di risvegliare sensibilità assopite, istintuali e sanguigne.

Un album pieno di tradizione, dai temi rinascimentali allo stile chanson, il jazz e addirittura un omaggio al dialetto siciliano. Come nasce questo mosaico di essenze musicali e letterarie?

E’ un album preparato con pazienza, frutto di ricerche, di attente letture, di scoperte improvvise, di deviazioni che solo l’immenso serbatoio del web può offrire. Alla fine per questo album avevo pronti una ventina di brani, poi ridotti a 12 e infine a 10, con grande sacrificio. Dentro c’è un po’ di tutto, è vero, e il tentativo è stato proprio quello di realizzare un album che, nel descrivere i mille volti del mare, il viaggio desiderato e quello costretto dalla necessità, l’ignoto da fuggire e quello da affrontare, la paura che paralizza e quella che costringe all’azione, il coraggio nel superare i limiti, l’avventura come scelta, la sofferenza della vita quotidiana fatta soprattutto di tribolazioni, la metafora, anche inflazionata se vuoi, della traversata come navigatio vitae, l’amore e la morte, tutto questo dicevo per un album che fosse un complesso quadro quanto più possibile completo su questo enorme spazio ancora non posseduto dall’uomo e in gran parte inesplorato. Spero tutto questo si colga. Dentro, come racconto nel booklet interno, ci sono le letture a larga prevalenza marine dall’infanzia a oggi, dall’Isola del tesoro al Moby Dick, dalle Metamorfosi di Ovidio alla Mappa del nuovo Mondo di Walcott, ci sono dentro gli Ulisse di Omero di Dante e di Kavafis, in forme non esplicite certo, anche per non ripetere figurazioni già abbondantemente usate finora. Ecco quindi i romancero spagnoli, i poeti minori del mediterraneo, le narrazioni teatrali, le visioni esistenziali.
La musica poi fa parte di me, da sempre, i miei ascolti sono famelici e assolutamente indifferenti al genere, con una predilezione, si sarà compreso, per forme complesse di contaminazione e di struttura. Quindi, a seconda della stimolazione offerta dal testo, è stato naturale virare verso il jazz, il folk progressivo, la canzone dei migliori chanconnier nazionali e internazionali. Il tutto senza nessuna forzatura.
In questo non posso che ringraziare il produttore Alberto Menenti che si è innamorato dei brani e dell’idea, e i due maestri Edoardo Petretti e Stefano Ciuffi, che hanno sempre compreso gli universi offerti e la necessità di offrire a tante parole una struttura musicale altrettanto robusta, libera, evocativa.

Parliamo del concept, il viaggio, la traversata del mare, il sogno americano tradito il tutto raccontato in rime baciate….

Il mare è stato sempre un mezzo di comunicazione tra i popoli, in particolare il Mediterraneo per la fortunata convivenza, in ambienti climatici estremamente favorevoli, di un numero incredibile di civiltà diverse. Questo ha scatenato anche violenti conflitti, molto spesso, ma soprattutto commercio di beni e scambi proficui e continui di conoscenze scientifiche e tecniche, di pensieri e teorie che tentavano con caparbietà di spiegare e interpretare l’inconoscibile. Quanti sogni, quante vite hanno solcato i mari, alla ricerca di un nuovo mondo che ha sempre finito per assomigliare a quello abbandonato. Perché l’uomo ha sempre cercato geograficamente, orizzontalmente, ragioni che invece avrebbe dovuto cercare verticalmente, dentro di se.

Nel mare senza confini dovremmo comprendere l’assurdità dei confini, la patologia delle paure di sopraffazione culturale, la bellezza dell’accoglienza soprattutto ricordando la nostra passata povertà emigratoria.
Si nasce con un elemento di appartenenza, a prescindere dal luogo di origine, e per me questo elemento vitale è sempre stato il mare.

Il mio modo di scrivere è molto legato alle strutture classiche, sonetti, quartine, strofe in ottava, con l’utilizzo dei versi più vocati per la cadenza della lingua italiana, quindi settenari, novenari e, naturalmente, endecasillabi. Scrivo anche i versi liberi, ma le frasi hanno sempre modalità un po’ retrò. Ma la mia età mi giustifica, no?

Quali sono i modelli ispiratori del tuo stile?

Molteplici, infiniti, dai grandi cantautori degli anni 70 ai gruppi progressive dello stesso periodo, dalla musica rinascimentale alla polifonia, dal jazz e dal blues, insomma, da tutto quanto di buono e bello la mente umana ha prodotto nei secoli. Poi nell’atto di scrittura e composizione non mi ispiro a nulla, lascio che sia l’istinto a guidare le mosse. Sempre, ripeto, dentro strutture e gabbie che mi consentono paradossalmente la massima libertà.

I colori del mediterraneo e le terre d’oltre Oceano, un mix perfetto per attualizzare la cultura popolare, ma anche per renderla più esportabile?

La musica e la cultura popolare non sono mai morte, anzi, si rigenerano in continuazione, ed è sempre lì che si torna. Non avere una cultura popolare significa non avere memoria e di conseguenza non avere un punto di riferimento, e questo non è possibile. Il mediterraneo poi, come detto, è un tale crogiuolo di civiltà e culture da creare, a ogni incontro, nuove contaminazioni che avranno sempre in se i semi primari che le hanno generate. L’intenzione era quella di realizzare quindi un album molto suonato e con molti suoni legati a questo mare, con dentro, percepibili, ma senza noiosità nozionistiche, i profumi, le spezie, i colori di questo piccolo immenso bacino. Per esempio bastano due note cantate da Lucilla galeazzi, o due suoni emessi dall’organetto di Alessandro d’Alessandro, o ancora due soli trilli del violino di Michele Gazich, per ritrovarsi a occhi chiusi sul molo in qualche porto dimenticato mentre davanti a noi prende mare un veliero.

Il titolo dell’album, “la musica dell’onda” suona come un richiamo alla semplicità, alla capacità di cogliere la poesia negli elementi della natura. Esiste un modo per rieducare le masse a una forma di ascolto più attento?

Questo periodo di pandemia ha costretto tutti a silenziare i rumori delle attività umane, quelle che stanno logorando un pianeta che, sempre più piccolo e fragile, non può più permettersi indifferenza, ignoranza, mancanza di rispetto, abuso, sperpero, distruzione. Siamo quasi arrivati al punto di non ritorno. Eppure basta fermarsi un solo momento per cogliere, nella ripetizione sempre diversa dell’onda, nella proposizione di tramonti sempre cangianti, nelle cupole simili dei fiori in un prato, una perfezione imperfetta irriproducibile e in rapida perdita. Dovremmo cambiare abitudini ma dedichiamo il tempo prezioso alla rincorsa inappagata a beni senza valore. I prossimi saranno anni cruciali.

Nello stesso modo la tv e le radio hanno diseducato l’ascoltatore danneggiando anche se stessi, il mercato è ridotto al lumicino e i generi musicali quasi fatti estinguere. Bisogna essere degli stolti per ridurre la creatività musicale a un quattro quarti ripetuto all’infinito, senza variazioni, senza inventiva.

Basterebbe oggi una trasmissione settimanale come Mr Fantasy, come Discoring, per restituire in poco tempo ossigeno a una miriade di suoni che non sono scomparsi ma solo silenziati. Oppure bisogna inventarsi un format sul web capace di intrigare i viaggiatori dell’etere con le mille possibilità delle sette note. O questi stolti tra poco ridurranno le note a cinque, e poi a tre.

Viviamo in un momento in cui l’identità delle tradizioni è fortemente in crisi da nuove forme espressive di consumo immediato e di breve scadenza. Cosa auspichi maggiormente dalla distribuzione di questo album?

Mi auguro che questo album faccia da volano alle mille altre produzioni di qualità che passano colpevolmente sotto silenzio. Come sai sono un critico musicale, ascolto quasi ogni giorno ottimi album che pochi ascoltano, e questa è una perdita terrificante per questo paese. Abbiamo una nuova generazione che sta producendo lavori degni di nota, abbiamo artisti che avrebbero bisogno di una sola apparizione in tv per spaccare davvero, vuoi per le splendide produzioni musicali vuoi per le notevoli capacità di tenere il palco. Ma se l’occhio non vede tutto questo patrimonio di inestimabile valore va perduto. Non ce lo possiamo proprio permettere.

Dacci un consiglio pratico sulle modalità di ascolto di “La musica dell’onda” per non perdere alcuna delle sfumature in esso contenute

Sarà importante possedere l’album. Il booklet infatti, di ben 48 pagine, è ricco di rimandi e suggerimenti, di notizie e splendide immagini. Ma c’è di più. Infatti una bella innovazione che introduciamo è quella della realtà aumentata. Una volta acquistato l’album poi, con una app gratuita, sarà possibile, inquadrando la copertina e via via nel tempo le altre illustrazioni del booklet, attingere a altri contenuti che integreranno, completeranno, amplieranno la gamma delle notizie, delle curiosità, delle canzoni, dei testi, dei riferimenti letterari, delle origini mitiche.
E’ una intelligente maniera, escogitata dalla savonese Vibrisse Studio di Marcello Stefanelli, Gabriele Salvucci e Lorenza Saettone, di rilanciare l’acquisto dell’oggetto fisico portatore di musica e arte. Il cd e l’ellepì diventano così oggetti da non riporre mai nello scaffale ma cornucopie manipolabili di infiniti valori aggiunti.

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