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FERRADINI, UN DISCO A PICCOLI SORSI

Nel nuovo album “L’uva e il vino” parole pesate e la magica vocalità di Marta Ferradini

di Davide Iannuzzi

Dove il senso delle parole sprofonda nel tecnicismo di rapper e trapper, li può rifiorire una tradizione, quella del cantautorato autentico che attinge linfa vitale dal loro susseguirsi in una naturale scansione, articolate oltre la metrica e l’esigenza di rime consumate velocemente per assolvere al loro artificioso e ipnotico ruolo. Il ritorno discografico di Marco Ferradini porta con se i valori della tradizione romantica, fatta di musica e parole che, come il vino di uva matura, invitano al pasteggio lento con il fine ultimo di coglierne le essenze, i retrogusti, sprigionati nella magia di immagini e ricordi spontanei. “L’uva e il vino”, il nuovo album del cantautore comasco è un inno all’amore e alla capacità di osservare e vivere con gioia il processo di maturazione di un frutto. Tra questi sua figlia Marta con cui duetta in due bellissimi brani, simbolo di una generazione che non cantava il disagio del grigio smarrimento nel mondo ossessionato dal profitto e dalle crisi di identità. Torna la voglia di formulare un teorema e poi di saperlo dimostrare, la poesia di strumenti acustici che non vengono soppressi dalla dittatura del ritmo e dalla sterile successione di pattern digitali. Mediafrequenza ha incontrato per i suoi lettori Marco Ferradini, per offrire qualche sorso in più da una bottiglia appena stappata.

L’uva e il vino, un modo per dire che i tempi sono maturi…maturi per un nuovo album dopo sette anni di attesa discografica, ma quali sono i concetti che danno vita a questa nuova creatura?

Esatto, ho messo due foto rispettivamente del 1972 e una attuale per dire ecco l’Uva ed ecco il Vino. Ma è anche il brano di punta dell’intero lavoro che recita “ognuno corre in bocca al destino come un grappolo di uva un giorno sarà vino”. E qui mi riferisco alla protagonista del racconto e alle sue contraddizioni. In questo album ho voluto puntare molto sui testi perchè avevo molte cose da dire, da comunicare.

I tempi erano ora maturi per duettare con tua figlia Marta nei brani “Le parole” e “Pane”… Puoi descriverci le emozioni che hai provato come autore e come papà in questa esperienza?


E’ una bellissima sensazione voltare lo sguardo e vedere tua figlia sul palco che condivide quello stesso momento di emozione di fronte al pubblico. Non saprei spiegarlo meglio. Una cosa è certa in quel momento ti senti più unito e più forte che mai.


 
Il testo sembra voler esprimere ambiguità e svuotamento causato da un eccesso generale di affabulazione…


In effetti più parliamo e meno diciamo, sembra che per ovviare alla mancanza di contenuti abbondiamo in aggettivi dimenticando il soggetto. 

Ripercorrendo la tua carriera si giunge a una tappa molto importante; l’incontro con Herbert Pagani. Quale è stato il segreto di quella vincente alchimia?

Ambedue avevamo fame di comunicare, di farci sentire, di raccontare,di esserci. Passavamo giorni e notti a comporre e a scrivere. Per me Herbert è stata una scintilla che mi ha incendiato di creatività. Non è facile incontrare persone simili…a me è capitato.

Pagani  lo hai ricordato in un doppio un cd  intitolato “La mia generazione” reclutando artisti del grande circuito come Ron, Finardi, Concato e Fortis. Ti ritieni soddisfatto del risultato finale?

Volevo un album acustico dove le parole e le sonorità degli strumenti dialogassero senza darsi fastidio. Ci sono riuscito. Ho elaborato i brani dandogli freschezza e snellezza perchè prima erano soffocati da arrangiamenti un po’ pesanti. Colgo l’occasione per ringraziare Josè Orlando Luciano per la preziosa collaborazione.
 
Quale ritieni essere la cifra e l’identikit artistico più attendibili di Marco Ferradini al netto di Teorema?

Non saprei dirtelo, io so solo che che si parte uva per diventare vino !

Scriveresti ancora “Prendi una donna, trattala male” consapevole di raggiungere il cuore prima ancora della suscettibilità collettiva?


Guarda che per trattare male si intende solo farsi un po’ desiderare , non essere uno zerbino e nient’altro. Chiunque travisi è in malafede. Ultimamente si sta esagerando con queste censure ipocrite. Il politicalmente corretto è intriso di falsità.
 
Ancora una citazione alla matematica nel 2001 con l’album “Le geometrie del cuore”. Un accostamento che caratterizza la tua poetica, quello tra romanticismo e scienza del calcolo…

Certo in fondo la musica è traducibile in numeri….ma poi ci siamo noi imperfettamente umani !

Di cosa si nutre Marco Ferradini quando all’infuori del palco indossa i panni del pubblico?

Se parliamo di musica devo dirti che amo quella degli anni 70/80 perchè era più vera e piena di istanze. Se parli di cucina ti dirò che niente può sostituire un buon piatto di pasta !!

Per salutarci ti chiedo qualche anticipazione dell’imminente tour promozionale de L’uva e il vino.


19/12 Ciù Ciù Musicabaret Milano,13/01/20 Red Ronnie Bologna.

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